Cavalli.

Fuori programma ieri sera,macchinata di nerd direzione Bologna causa concerto Band Of Horses, che giuro,non mi ricordavo assolutamente ci fosse.
Avvisato alle 19,30 partiti alle 20 dritti dal lavoro con cena all’autogrill a base di nachos e coca zero.Nel parcheggio veniamo opportunati dal solito truffatore napoletano che vuole venderci una patacca elettronica. Lo liquidiamo in malo modo,e in preda ad un fervente istinto legalitario telefono ai carabinieri per mandare una pattuglia ad arrestare tutti i terroni della costa est.
La punto a gas corre veloce e in un ora e mezza arriviamo al parco nord.Come usciamo dalla macchina Gecco viene assalito dalle fans mentre il Chiocc si sta scolando ben tre litri di birra Faxe in offerta.
Fuori c’è una fila disumana per gli illuminati come noi che non prendiamo i biglietti in prevendita per risparmiare €2 e ci perdiamo il gruppo spalla,eccezzion fatta per l’ultimo pezzo che poi non è altro che una cover di Dylan presente nella colonna sonora de Il Grande Lebowsky.
Come sempre mi piazzo dietro al mixer che con profondo dispiacere scopro essere un freddo digitale della Digico.
Gli americani si fanno attendere anche troppo,ma alla fine escono cantante e chitarrista per fare un pezzo a cappella lontani dal microfono,col risultato abbastanza pietoso. Poi entrano gli altri e inizia il vero concerto. L’acustica dell’estragon è una merda, ma di solito di volume ce n’è fin troppo, stasera manco quello.
Ogni pezzo è accompagnato da filmati sui paesaggi americani, molto suggestivo, ma alla lunga si poteva pensare anche a qualcos’altro.I pezzi del nuovo disco sono debolucci e la prima mezzora è un pò imbarazzante, poi però arrivano i classiconi e il gruppo inizia a scaldarsi e a scaldare il pubblico. La resa live dei pezzi di Cease To Begin e Everything All The Time è ottima e si inizia a respirare il profumo dei boschi di acero, la mia felpa diventa una camicia a scacchi e improvvisamente inizia a crescermi una barba da taglialegna canadese.
Purtroppo di fianco a me ci sono un gruppetto di troiette che non avevano di meglio da fare che andare a un concerto “sperando di trombarsi il cantante se è bono” e che pensano di vivere in turchia continuando a fumare inperterrite in barba a qualsiasi legge italiana e di logica.
Il concerto dura forse un quarto d’ora di troppo ma va bene così, l’ultimo pezzo e Funeral e così usciamo col sorriso sul viso. Il viaggio di ritorno è il solito turpiloquio razzista e accenti cockney, e la sosta all’autogrill è la solita festa delle minchiate, così alle 3 sono nel letto. Domani è un altro giorno.

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