Archivio per dicembre 2011



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Death Cab For Cutie – Codes And Keys

Ormai tutte le volte che esce un loro album, non si può non pensare alla figura di merda galattica che fece la tizia che recensì un disco sbagliato invece del loro su Rumore. Questa cosa credo abbia avuto ripercussione anche sul gruppo, almeno in Italia, visto che non se lo è filato nessuno e vedo che non è finito in nessuna classifica di fine anno.
Vabbè che non sono più di moda, che non hanno più canzoni in telefilm per adolescenti dementi però è strano che un disco del genere debba finire nel dimenticatoio.
Tra l’altro di undici pezzi, da scartare c’è solo il primo che fa un pò da intro e che puntualmente skippo. Gli altri rimangono tutti su un livello alto pur restando in un territorio di indie rock molto pop, ma con melodie spesso irresistibili.
Canzone: You Are a Tourist.

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James Blake – James Blake

Erano l’inverno dell’anno scorso. Ero in macchina ascoltando b-side e Bertallot mise  questa cover strippata di Feist. Allora, premetto che amo Feist e odio le cover, rimasi assolutamente affascinato da suoni spaziali e rischiai seriamente di sfontare i woofer della macchina. Dura da digerire, ma era più bella questa versione dell’originale. Gli spazi lasciati volutamente vuoti lasciavano galleggiare il pezzo per i suoi 4 minuti, e quando partiva il basso che wobbava era un vero godimento, e una ricerca sempre più ardita alla ricerca di un subwoofer che riuscisse a riprodurre questo spettacolo nella sua interezza.
A dire tutta la verità il disco non è così entusiasmante, anzi direi che a livello compositivo siamo abbastanza scarsi, e a volte l’autotune spacca veramente il cazzo. Diciamo che questo disco è stato un divertente esercizio di stile su come comporre musica nel 2011 uscendo dagli stereotipi sonori a cui siamo abituati, e usando suoni e frequenze mai sentiti prima.
Canzone:  Limit To Your Love.

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rem_collapseintonowR.E.M. – Collapse Into Now
Ormai l’arrivo quasi annuale di un disco dei R.e.m. era diventato quasi un incubo. Solito singolone da classifica e resto dell’album da buttare nel cesso.
Anche stavolta pensavo andasse così. La melodia e la chitarra acustica di ÜBerlin erano troppo catchy per resistere e non scaricare Collapse Into Now e prepararsi al solito rito. E invece sorpresa, il disco regge nella sua durata e prova anche ad esplorare territori diversi dai soliti battuti dal trio di Athens.
Poi ci sono i pezzi alla Rem, come “Oh My Heart” coi mandolini e i coretti di Mike Mills e capisci perchè questo gruppo è durato tutto questo tempo. A proposito, a meno di ripensamenti sembra che questo sia l’ultimo disco. Io non ci credo molto, ma già mi mancano.

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I Cani – Il Sorprendente Album D’esordio

Ogni tanto succede. Nell’arido panorama italiota, ogni decina d’anno più o meno, arrivano queste belle cose. Un pò come era capitato con gli Offlaga, o coi Massimo Volume molto prima, arriva un gruppo italiano che finalmente fa qualcosa di diverso. E che funziona. E senza la spocchia di chi si fa chiamare come una propietà dell’Enel.
Che poi, lo sappiamo tutti, ormai nel 2011 non c’è rimasto più nulla da inventare, ma fare un disco fresco come questo è veramente una boccata d’aria per il panorama italiano, anche senza l’hype e le minchiate tipo le maschere o le identità nascoste.
Gli ingredienti sono molto semplici, tappeti di synth distorti, e batterie elettroniche veloci da quattro soldi, e sopratutto testi che parlano di vita comune con citazioni dotte che oggi suonano super-familiari ma quando le risentiremo tra dieci anni ci faranno sorridere. A volte si rischia l’effetto Max Pezzali/Corrado Ferradini per l’ovvietà dei discorsi, ma fare un disco con le storie di ordinaria follia di questi giorni è senza dubbio un motivo in più per mettere Il Sorprendente Album D’esordio in classifica.

Canzone: I Pariolini Di Diciott’anni

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Cowboy Junkies – Demons

Vic Chesnutt non è più tra noi. Dai e dai ce l’ha fatta. Le sue canzoni rimangono, e c’è anche chi, come i Cowboys Junkies ne fanno un album intero di undici cover. A volte suonate meglio, a volte cantate meglio (e non ci vuole molto) a volte semplicemente confezionate con un altro arrangiamento, magari più country, o più americano. Anche se loro sono canadesi. Insomma un modo bellissimo di fare un disco nel 2011 non facendo nulla di nuovo, ma semplicemente dando nuova vita a piccoli gioielli musicali di un artista che non è stato mai apprezzato abbastanza.
Canzone:  Flirted With You All My Life

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Lamb – 5

Di solito i ritorni di fiamma come le reunion difficilmente funzionano, c’è sempre qualcosa che ti fa pensare che si stava meglio quando si stava peggio. Non è il caso di questo 5 che inaspettatemente ha fatto tornare insieme una delle coppie più cool della musica elettronica inglese. Ovviamente non se l’è filato nessuno perchè ormai non sono più cool, e questo è un altro motivo per cui ci piacciono. In realtà non hanno fatto altro che continuare a fare la solita musica che sanno fare, senza stravolgimenti o svolte.

E la sanno fare bene, anche se il singolone radio friendly non c’è, ma non lo si voleva neanche. Adesso che ci penso non l’hanno propio mai cercato.

Il disco, non troppo lungo, con solo 11 brani, finisce con un altro pezzone, Last night the sky, che richiama gli antichi sfarzi. Ma il pezzo migliore rimane Build a Fire, con un crescendo rossiniano e un tiro che manco i gruppi hardcore.

Insomma, un bel ritorno.

canzone: Build A Fire

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Ex-Otago- Mezze Stagioni

Dopo il successone del disco precedente, i genovesi hanno deciso di volare in Norvegia, affidarsi al produttore dei Kings of Convenience e istituire un azionariato popolare per finanziare Mezze Stagioni.
E mentre Geppo aderiva finendo nei ringaziamenti del booklet, arrivava il primo singolo, Marco Corre che anticipava il nuovo corso.
Un pezzo che all’inizio mi aveva un pò deluso, ma che poi è cresciuto nel tempo, un pò come tutto il disco, decisamente meno immediato del precedente.
Anche se la formula in realtà è cambiata molto poco, giusto il nuovo batterista ha portato  quella precisione che mancava, e la produzione super-pulita ha tolto in realtà un pò di freschezza e genuinità. Poi c’è sempre Pernazza che intermezza col rappato in mezzo ai pezzi (forse la parte migliore) e tante chitarre acustiche, meno tastierine giocattolo e più pianoforti.
La scelta di mettere la cover di Corona, già uscita come singolo quasi due anni fà, mi è sembrato un pò il tentativo di riempire la scaletta altrimenti un pò povera, anche se il pezzo è un piccolo capolavoro.

Canzone: Gli Ex-Otago E La Jaguar Gialla


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