Cronache canarie.

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E alla fine anche per il povero Stu è arrivato il momento delle ferie. E visto che per lavoro avrei dovuto essere per due weekend consecutivi a Madrid, perchè non approfittarne per andare a scoprire l’ultima delle isole (abitate) delle mie amata Canarie. Tanto si sa che a me piace prendere quattro voli in dieci giorni. Giusto per confermare la mia assoluta idiosincrasia per gli aeroporti e le città grandi, ho cercato di giostrarmi al meglio coi primi (grazie anche a Matrix, tu sai chi) e ridurre al minimo il contatto con le seconde.

Si perchè la mia vera meta fin dall’inizio è stata Gran Canaria. Cercata, studiata, sognata e finalmente raggiunta, dopo ben cinque anni di assenza nelle mia adorate isole spagnole.

Trovato un ottimo alloggio tramite Airb&b, e voli vantaggiosi con NorwegianAir, dopo la prima pratica Madrilena e una sveglia all’alba sono partito con gli occhi sognanti verso la mia destinazione: Maspalomas, ovvero la parte più meridionale di Gran Canaria.

Visto che il padrone di casa non si è presentato prima delle sei, non mi è restato altro che fiondarmi subito verso la spiaggia, ovviamente sprovvisto di cappellino e crema solare perchè sono una bionda. Un errore che pagherò caro nei giorni seguenti, con tanto di naso color peperone e spellamenti vari. Scoprirò poi che la protezione solare è più cara dell’oro, ed evidentemente molto più utile.

La prima cosa da sapere è che per arrivare alla spiaggia, bisogna attraversare un deserto. Esatto: camminare in mezzo alle dune per almeno mezzora (sperando di non perdersi come mi è poi successo) tra paesaggi sahariani e temperature equatoriali. Ma questa che è la parte più faticosa e difficile, come sempre non fa altro che farti apprezzare ancora di più la visione dell’oceano che ti si apre davanti.

Il sole picchia, ma il vento (a volte fortissimo che ti fa mangiare la sabbia) non te lo fa sentire, il cielo è sempre limpido, le montagne alle spalle fermano le nuvole cariche di pioggia che qui latita da almeno tre mesi. Gli spazi sono vastissimi, e la sensazione di libertà si rispecchia negli atteggiamente della gente, dove costumi e pregiudizi vengono lasciati a casa.

la sera poi c’è spazio per le mie prime tapas, per una fake-pizza, e per le gare con spagnoli e tedeschi a chi ingurgiti più alcol allo Yumbo, un terribile centro commerciale all’aperto dove si concentrano tutti i locali notturni e dove per la prima volta abbandono la mia amata Red Bull per un più nordico Gin Tonic, chissà se si sapesse in giro.

Finisco poi per fare una conoscenza pazzesca, inaspettata e trascinante, come non mi capitava da parecchio, che mi ha fatto risalire sul trenino delle montagne russe dell’emozioni, dopo anni che avanzava lentamente in pianura. Ed è incredibile come la vita ciclicamente ti metta in discussione, e che quella fortezza che pensavi di avere costruito senza uno spiffero, in realtà lasci passare folate di vita vera.

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