Posts Tagged 'concerti'

Beaches Brew

18238d_1641f877b35140b8bf2765b48d655c80

Finalmente, al sesto tentativo ce l’ho fatta ad andare al Beaches Brew, che per quei pochi che non lo sapessero, è il festival che organizza l’Hana-bi tutti gli anni in questo periodo.

Ok, facciamo un passo indietro, per quei quattro gatti che non lo sapessero, l’Hana-bi è un luogo-nonluogo a Marina di Ravenna, un ora e mezza da casa mia, un posto in spiaggia sotto la cui tettoia puoi trovare concerti, dj set, e una serie di personaggi weirdo da far invidia a Venice Beach.

Chris, che è il capoccia di questo posto, la sa lunga, e oltre alle decine di concerti che si tengono sotto la famosa tettoia, dal 2012 organizza anche questo festival sulla spiaggia, sempre rigorosamente gratuito. Sempre per chi non lo sapesse, negli ultimi anni hanno suonato: The War on Drugs, Damien Jurado, Lee Ranaldo, Neutral Milk Hotel, Babes in Toyland, Viet Cong, e quest’anno: Car Seat Headrest, Ty Segull e Destroyer, solo per citare i miei preferiti.

Così finalmente quest’anno, libero da concerti e cazzivari, mi sono preso il primo giorno libero dell’anno, ho messo il costume, fatto il pieno alla fida A2, e sono partito come una scheggia lungo la Romea.

Purtroppo il tempo non ci è stato amico, e i miei progetti di fare il primo bagno della stagione sono miseramente naufragati. In compenso, steso sul bagnacciuga, chiudendo gli occhi potevo sentire tutte le lingue del mondo, inglesi, tedeschi, olandesi, svedesi. A un certo punto non sembrava più di essere in Italia ma in pukkelpop a caso nella mitteleuropa.

Non potendo sguazzare nell’Adriatico ho pensato bene di cominciare a farlo negli spritz, e ben presto ero bello stordito. Ma era solo l’antipasto perchè poi a cena ho avuto l’ardire di ordinare il litrozzo di bianco della casa frizzante che mi ha steso definitavamente.

Per fortuna il concerto che mi interessava di più era quello dei canadesi Destroyer, che a dispetto di un nome da metal band, fanno un pop-rock raffinato e piuttosto gradevole. I loro ultimi due dischi sono stati tra i più ascoltati nel mio personale iTunes, e nonostante avessi visto un loro concerto in streaming questo inverno, ero curioso di vederli dal vivo. Incontriamo il cantante già al pomeriggio al bar, e non fa altro che confermare il mio pensiero che abbia qualche problemino a livello sociale. Inoltre ha una presenza scenica pari al nulla, e sembra quasi vergognarsi a stare su un palco. La band di sette elementi invece fa tutto quello che deve fare. Precisi, attenti a non rubare la scena alle parole, e con degli arrangiamenti molto belli che si intrecciano tra le due chitarre, il sax, la tromba e il pianista. Pescano tantissimo dall’ultimo disco e forse dal vivo le canzoni suonano pure meglio, peccato per la voce molto chiusa forse anche a causa di un SM57, solo lui sa perchè.

Gli altri concerti li vedo a spizzichi, un po perchè non sono particolamente interessato, un po perchè verso mezzanotte il bisolfito fa il suo dovere e mi annienta la testa e le gambe. E’ già ora di ritornare verso casa guidando sulla Romea mentre sul mare i fulmini illuminano tutta la costa.

IMG_3541

A volte ritornano.

Eccoci qua, a distanza di un mese esatto. Pensavate che avevo abbandonato e sinceramente io pure, poi ogni tanto mi viene in mente qualcosa da scrivere, ma arrivo alla sera che mi è passato di mente, oppure sono assorbito da mille cazzate socialnetworkorose e il blog rimane immobile.
Nel mezzo è passata una primavera che è sembrata estate e poi di nuovo inverno, un compleanno con una botta di depressione che non si vedeva da anni, e ovviamente svariate sbronze assortite.
Tra le tante cose ne è successa pure una bella ieri sera. Sembrava un pò la cena delle medie, o la rimpatriata della leva militare del ’64, invece erano gli Sprinzi che dopo anni di letargo (o forse coma) sono tornati in quel puzzolente stanzino polveroso di soria. E forse non porterà a nuovi sviluppi, anzi è quasi certo visto che le nostre rispettive vite hanno prese strade diverse, però ha fatto sempre un mucchio di piacere, e poco importa se i pezzi che noi abbiamo scritto non ce li ricordavamo, o che dopo cinque minuto avevo i crampi alle caviglie, o che eravamo un pò improbabili a vederci da fuori, queste sono cose che solo chi suona e ha avuto un gruppo può capire.

Dum Dum Girls

Finalmente è estate, e finalmente abbiamo inaugurato la prima delle Hana-bi session. Sapete bene quanto ami quel luogo, simbolo per me di spensieratezza e fuga dalla quotidianità lavorativa. L’occasione era per il concerto delle Dum Dum girls, ennesimo gruppo di riot girls, abbastanza inutile a parte il singolo “Jail La La” che di sicuro balleremo sotto la tettoia, e l’abbigliamento piuttosto provocante delle tre gambone. Io e Gecco arriviamo sparati come palle di cannone con il parabrezza della fida Classe A sterminatore di zanzare e moscerini. Nell’aria si sente un odore di carne arrostita che a qualcuno potrebbe piacere ma non certo a me, il palco è già pronto e l’Hana-bi è esattamente uguale a un anno fà, tranne le fotografie di attori sulle porte dei bagni, io scelgo Steve McQueen. Poi dopo un veloce consulto decidiamo di provare la nuova pizza sui classici tavolini zebrati sul retro. Ovviamente a metà inizia il concerto e devo ingoiarla con sprezzo dello slow food. Il pubblico sembra molto interessato alle calze strappate nei punti strategici delle ragazze, tanto è vero che è talmente assiepato che è difficile riuscire a vedere qualcosa. Provo a mettermi a fuoco del fronte stereo, ma qui la visuale è zero e c’è talmente tanto riverbero su voci e rullante che sembra di essere in una cattedrale. Quindi provo ad infilarmi lateralmente per scrutare il culo delle suonatrici, tutte di dotate di Danelectro e palloncino attaccato al microfono.
Appena raggiungo un punto decente il concerto è finito visto che pure il loro disco dura venticinque minuti e pensano bene di annunciare il loro tuffo in mare, seguite da qualche maniaco sessuale nascosto in mezzo al pubblico.
Non ci resta che metterci a bordo pista per sentire quali nuovi pezzi balleremo sotto la tettoia questa estate,purtroppo però questi scarseggiano e il nuovo MGMT avrà un effetto devastante sul movimento pelvico generale tanto da consigliare Chris e Art a rifugiarsi sui classici per terminare l’effetto spezzabolgia.

Polvo

Image Hosted by ImageShack.us
Sono rimasti pochi gruppi che amo e non ho ancora visto.Alcuni di essi non potrò mai farlo,come i June of 44 visto chesi sono sciolti da tempo.Stessa sorte che è capitata ai Polvo,per fortuna però,la moda di fare reunion continua ed io posso esaudire i miei desideri.
In realtà sabato ero cotto come una porchetta,e dire che non ero in forma è un semplice eufemismo.Ma l’occasione era troppo ghiotta,inoltre era da da luglio dell’Hana bi che non salivo a Ravenna.Quindi ho chiamato Gecco e il Chiocc e siamo partiti di gran carriera sul Cangoo rosso.Breve tappa all’autogrill per fare gas ed imbatterci in un neonazista di passaggio,e tutto liscio fino all’E45 dove sbattiamo contor un muro impenetrabile di nebbia.Gecco guida come un novantenne ma riusciamo ad atterrare nel parcheggio del Bronson sani e salvi.Un bicchiere di vodka&red bull per svegliarci ed entriamo sulle note finali del gruppo spalla che mentre salutano scopro essere italiani.Machissenfrega,siamo qui per altro.
Image Hosted by ImageShack.us
Incredibilmente all’interno c’è la stessa nebbia che c’è fuori e di gente non ce n’è tantissima.Evidentemente non tutte le reunion riescono coi fiocchi.Ovviamente me ne frego,anzi approfitto per piazzarmi di fronte al palco dovo incontor Enea e mezza Tafuzzy records e da lì non mi muoverò più per tutto il concerto.Anche perchè sono a un metro da Ash Bowie che scopro essere mezzo indiano.Sono sempre in quattro,timidi anche se ti piazzano qualche frase in italiano che colpisce un pò tutti.Partono con il primo pezzo del nuovo disco e subito si sente che i suoni sono quelli giusti.Io mi becco un’ora di Mesa/Boogie in faccia ma lo faccio volentieri,l’indiano alterna tre chitarre che cambia praticamente in ogni pezzo,passando da una Guild,a una strato nera a una Fernandes.Gioc amolto con i pedali usando spesso un Boost e un Octave per dargli il suo suono caratteristico.Il bassista suona vigoroso il suo Precision con un combo Ashdown,l’altro chitarrista(che vedrò poco)suona una Tele Thinline come quella di Bill Callahan con un Twin e la sua schiera di effetti dove riesco a riconoscere solo il cassico Tube Screamer.Il batterista macina su una PDP i suoi tempi squadrati e non lesina protagonismi anche se lo stile a volte non è molto ortodosso.
Al terzo pezzo arriva Fast Canoe e un brivido mi scende lungo la schiena.Per me stato un pezzo simbolo della mia crescita musicale, mi ricorda i tempi felici del mio trip post rock,e una persona strettamente collegata a questo pezzo dove aspetti una cartolina che non scriverà mai.
Il concerto scorre veloce,i pezzi non sono tanti,ma dopo il primo bis programmato devono riuscire chiamati a gran voce dal pubblico nonostante un finale noise con chitarre lasciate fischiare appoggiate agli amplificatori.
Non parleranno praticamente mai durante l’esibizione se non tra di loro per discutere di so cosa.E vedendo quell’atteggiamento schivo e anti-divo,mi spiego perchè un gruppo mostruoso come questo non ha mai avuto il successo che si merita.
Image Hosted by ImageShack.us

U tube.

Image Hosted by ImageShack.us

Allora sembrava che questo concerto degli U2 su YouTube fosse l’avvenimento musicale dell’anno, un pò come In Rainbows lo fu l’anno scorso. Nei fatti gli inglesi ti regalavano praticemente un disco, quei testoni degli irlandesi un concerto in diretta.Il fatto è che io sono un pò prevenuto perchè mio fratello maggiore ascoltava gli U2 quando io ero piccolo, e sto gruppo di sfigati non mi è andato giù. Difatti passato il tempo in cui dovevo ascoltarli per forza, li ho lasciati nell’oblio del loro successo planetario, ma a dovuta distanza di sicurezza dalle mie orecchie.
Ora, siccome sono un uomo di mondo, e sopratutto stasera non avevo un cazzo da fare, mi sono visto questo concerto sul tubo, come dicono i giovani d’oggi.
E vabbè, megaproduzione che manco i Pink Floyd dei tempi d’oro, megapalco a trecentosessanta gradi perchè non ci facciamo mancare niente, e uno schermo circolare semovente che scende dall’alto-si smaglia-abbraccia il palco-e tra un pò fa pure la lavatrice.
Fin qui tutto bene, se non fosse per un acustica orrenda, con una ribattuta sul rullante da far impressionare una cattedrale, Bono che non ha la voce manco a pagarlo, che ha delle orrende scarpe con delle vistose zeppe che manco Berlusconi in campagna elettorale, e che fa finta palesemente di suonare delle bellissime semiacustiche Gretsch.
Il batterista porello non ha mai saputo tenere due bacchette in mano per tutta la vita, e vederlo scimmiottare goffamente su uno djembè è francamente imbarazzante.
Per fortuna loro ci sono quintali di tracce in playback che tengono su tutto il baraccone perchè altrimenti sarebbe un pianto.
Quello che rimane è il pensiero di tanta mediocrità che da trent’anni miete vittime in tutto il mondo, altrochè le fanfare veltroniane di bono,qui bisogna chiamare Amnesty International.

Where you been.

Image Hosted by ImageShack.us

Era il novantaquattro.Mi ricordo che si andava a ballare allo Slego(RIP),ma più che ballare era un ammucchiarsi in mezzo alla pista per pogare con più forza che si aveva in corpo,e quando Thomas nel suo gabbiotto metteva Feel the Pain era il delirio. Allora oltre ai Nirvana c’era poco altro nel nostor piccolo mondo, ma quel pezzo mi convinse ad andare alla Dimar e spendere ventimilalire in questi misteriosi Dinosaur jr che mi piacevano fin dal nome. Da li in poi è stato amore a prima vista e devo dire che ho letteralmente imparato a suonare la batteria emulando j e Murph che si alternavano nei vari dischi.
Adesso fa ridere ma allora internet stava nascendo, youtube non esisteva e videomusic passava solo merda.Quindi si creava un alone di mistero su questi gruppi “minori” che tra l’altro non venivano mai a suonare in Italia.Scoprii la faccia di J nel VHS “1991 The year that punk broke” e per la prima volta li vidi,almeno su video, dal vivo.Poi passarono i tempi,arrivò il britpop,la drum & bass,il punk californiano, il post rock, il crossover e il nu-metal.Insomma i nostri passavano di moda mentre il mondo andava avanti ma io e il piccolo microcosmo soriano continuavamo a seguirli.
Poi siccome la vita è strana un giorno successe che si fece un tour di spalla a J versione solista e da figura mitologica ed astratta finimmo col dormire nella stessa stanza,salire di fianco a me nella piccola Classe A e a Roma suonò la seconda batteria di fianco a me.
Vabè fin qui la storia e penso che chi più chi meno, la conoscete tutti.Tutta sta manfrina è per raccontarvi del concerto dei Dino ieri a Bologna,visto che J è un orsone burbero,ma tutte le volte si ricorda e ci invita ai concerti aggratis.
Mentre percorrevo la A14 pensavo che dieci anni prima avrei dato un braccio per questo concerto,mentre adesso mi sembrava di andare a fare la spesa, ma non si può avere tutto dalla vita.
Insomma sto concerto è all’Estragon,che forse è il peggior posto del mondo,almeno per l’audio,e tutto intorno c’è la festa dell’unità con il suo puzzo di fritto. Arriviamo tardissimo(as usual)ma giusto in tempo per i nostri eroi.Non ho più l’età per stare nel pit, quindi la deformazione professionale mi porta a stare dietro il mixer maledicendo il fonico olandese che li segue sempre.
Un vistoso cartello lo ammonisce di non superare i 100dBa,infatti io memore del bagno di sangue dei miei timpani nei scorsi concerti ero preparato a volumi infernali,ma così la produzione,che deve avergli dato uno stop ai volumi sovraumani.
C’è il solito muro di casse Marshall a circondare J, una batteria anonima per Murph, e i soliti amplik basso/chitarra per Lou Barlow che vangherà inutilmente per tutta la serata visto che fuori era clamorosamente spento.
Al pronti via i suoni fanno veramente schifo, e una batteria dignitosa la ascolteremo solo al quarto pezzo.Murph ha un sacco di problemi tanto che più di una volta scende per spostare il drumfill e avvicinarlo verso di lui!
Comunque i pezzi sono tutti fighi e questa volta pescano oltre che dalgli ultimi due dischi anche da Green Mind e Where you Been.
Quando sento per la prima volta Feel the Pain live in vita mia mi viene la pelle d’oca, e anche se la suonano veramente di merda e l’assolo è assolutamente a culo mi torna in mente lo Slego,io che suono la batteria,e quei tempi fantastici,per quasi tutti è un pezzo come tanti,per me è stata la canzone definitiva.

Image Hosted by ImageShack.us

Bonnie.

Image Hosted by ImageShack.us

A Stu piacciono i Concerti.
A Stu piace Marina di Ravenna e l’Hana-bi.
A Stu non piace tutta la strada che deve percorrere per arrivarci.
A Stu piace Bonnie Prince Billy.
A Stu piace Cheyenne Mize,che poi è la violinista.
A Stu piace sopratutto quando canta.
A Stu non piace quando il concerto inizia con un ora e dieci di ritardo.
Ancora non sa se gli piacciono i concerti da seduto.
Di sicuro non gli piace quando la gente parla dei cazzi propi ad alta voce.
A Stu piace vedere la faccia della gente per vedere come reagisce ai vari pezzi.
A Stu piace anche quando Will fa la traduzione simultanea di una canzone.
Ma non gli piace quando canta gli stornelli.
A Stu piace molto vedere Will di buonumore che balla e si sbatte e suda come un ragazzino.
Ma a Stu piaceva molto anche quando era triste e vedeva solo darkness.
A Stu piace vedere Vasco Brondi che guarda il concerto di Bonnie Prince Billy.
Magari impara a cantare.
A Stu piace vedere anche Tizio, Pomini, Egle e tanta gente che suona ma ha ancora l’umiltà per andare a sentire un concerto di un altro.
A Stu piacciono i concerti a sorpresa, quelli gratuti e d’estate in riva al mare.
A Stu non gli piace notare che ormai l’E45 si fa al buio perchè è finita l’estate.
Però gli piace pensare che ha finito il grosso del lavoro e può iniziare a pianificare un pò di ferie.


Archivi

Flickr Photos

Blog Stats

  • 16.411 hits