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20)Sandro Perri – In Another Life

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Nome italiano ma passaporto canadese. Sconosciuto ai più, ma collaboratore di Barzin, Great Lake Swimmers ed altri, segni particolari: scrivere bellissimi dischi che ascoltiamo in quattro gatti. Questa volta il disco è diviso in quattro canzoni, di cui la prima è una suite di 24 minuti, quasi un ambiente suonato, con atmosfere tra Brian Eno ed Eric Chenaux. Nell’ultimo pezzo canta anche Dan Bejar dei Destroyer, ma è quasi ininfluente in questo flusso quasi ininterrotto di atmosfere oniriche.

Canzone: In Another Life.

Beaches Brew

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Finalmente, al sesto tentativo ce l’ho fatta ad andare al Beaches Brew, che per quei pochi che non lo sapessero, è il festival che organizza l’Hana-bi tutti gli anni in questo periodo.

Ok, facciamo un passo indietro, per quei quattro gatti che non lo sapessero, l’Hana-bi è un luogo-nonluogo a Marina di Ravenna, un ora e mezza da casa mia, un posto in spiaggia sotto la cui tettoia puoi trovare concerti, dj set, e una serie di personaggi weirdo da far invidia a Venice Beach.

Chris, che è il capoccia di questo posto, la sa lunga, e oltre alle decine di concerti che si tengono sotto la famosa tettoia, dal 2012 organizza anche questo festival sulla spiaggia, sempre rigorosamente gratuito. Sempre per chi non lo sapesse, negli ultimi anni hanno suonato: The War on Drugs, Damien Jurado, Lee Ranaldo, Neutral Milk Hotel, Babes in Toyland, Viet Cong, e quest’anno: Car Seat Headrest, Ty Segull e Destroyer, solo per citare i miei preferiti.

Così finalmente quest’anno, libero da concerti e cazzivari, mi sono preso il primo giorno libero dell’anno, ho messo il costume, fatto il pieno alla fida A2, e sono partito come una scheggia lungo la Romea.

Purtroppo il tempo non ci è stato amico, e i miei progetti di fare il primo bagno della stagione sono miseramente naufragati. In compenso, steso sul bagnacciuga, chiudendo gli occhi potevo sentire tutte le lingue del mondo, inglesi, tedeschi, olandesi, svedesi. A un certo punto non sembrava più di essere in Italia ma in pukkelpop a caso nella mitteleuropa.

Non potendo sguazzare nell’Adriatico ho pensato bene di cominciare a farlo negli spritz, e ben presto ero bello stordito. Ma era solo l’antipasto perchè poi a cena ho avuto l’ardire di ordinare il litrozzo di bianco della casa frizzante che mi ha steso definitavamente.

Per fortuna il concerto che mi interessava di più era quello dei canadesi Destroyer, che a dispetto di un nome da metal band, fanno un pop-rock raffinato e piuttosto gradevole. I loro ultimi due dischi sono stati tra i più ascoltati nel mio personale iTunes, e nonostante avessi visto un loro concerto in streaming questo inverno, ero curioso di vederli dal vivo. Incontriamo il cantante già al pomeriggio al bar, e non fa altro che confermare il mio pensiero che abbia qualche problemino a livello sociale. Inoltre ha una presenza scenica pari al nulla, e sembra quasi vergognarsi a stare su un palco. La band di sette elementi invece fa tutto quello che deve fare. Precisi, attenti a non rubare la scena alle parole, e con degli arrangiamenti molto belli che si intrecciano tra le due chitarre, il sax, la tromba e il pianista. Pescano tantissimo dall’ultimo disco e forse dal vivo le canzoni suonano pure meglio, peccato per la voce molto chiusa forse anche a causa di un SM57, solo lui sa perchè.

Gli altri concerti li vedo a spizzichi, un po perchè non sono particolamente interessato, un po perchè verso mezzanotte il bisolfito fa il suo dovere e mi annienta la testa e le gambe. E’ già ora di ritornare verso casa guidando sulla Romea mentre sul mare i fulmini illuminano tutta la costa.

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#5 Destroyer – Poison Season

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Il Signor Dan Bejar è Mr. Destroyer. E’ un tipo un pò strano, di quelli che quando gli parli preferisce guardarsi le scarpe piuttosto che negli occhi. Ha diversi problemi interpersonali e fa fatica ad avere relazioni sociali.

Non le so queste cose, punto ad indovinare, ma ascoltanto i suoi dischi, e vedendolo in concerto sono sicuro di non sbagliarmi affatto. Il bello è che queste persone più sono disturbate, e più ci regalano dischi belli. Questo Poison Season arriva 4 anni dopo l’incensato Kaputt, e ben 19 anni dal primo disco. Per fortuna negli ultimi anni il mondo intero si è accorto di questo strambo personaggio canadese e della sua band. Si perchè se lui è la colonna portante del progetto, la sua band ha raggiunto un intesa formidabile, e gli arrangiamenti sono sempre più godibili, le parti dei fiati sopratutto. Tutto il disco fila liscio come l’olio, e incredibilmente l’indie rock riesce a convivere con le atmosfere raffinate, le Jazzmaster insieme agli ottoni, gli Orange insieme ai pianoforti e agli archi.

Canzone: Times Square.


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