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#11 Band of Horses – Why Are You Ok

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Ecco un altra band che dopo i primi due dischi mostruosi, sembrava aver perso la bussola. Produzioni troppo pulite, poca fantasia, insomma la sensazione di fare il compitino.
Ci sono dovuti un paio di dischi con collaborazioni importanti, e sopratutto mettere in cabina di regia pezzi da novanta come Jason Lytle dei Grandaddy o Rick Rubin per vedere scintillare di nuovo il nome Band of Horses.

Non che sia cambiato il loro marchio di fabbrica: alt-rock con voci alla Buffalo Springfield, chitarre indie-quanto-basta, barbe lunghe e camicie a scacchi come si mettono solo a Seattle.
C’è spazio anche per una chicca: J Mascis nell’ennesima ospitata, ma invece del solito assolo spacca timpani, ci mette la sua voce per una volta meno falsetto del solito.
Canzone: Dull Times/The Moon

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J Mascis – Several Shades of Why

Il vecchio J ci aveva già abituato a dischi acustici, ma questa volta ha fatto qualcosa di più. Non ha fatto un disco alla Martin+Me per capirci, ma un piccolo gioello intimista contornato da arrangiamenti fatti di archi, cori, chitarre 12 corde, violini, senza però mai mancare il focus sulle canzoni, di un livello così alto come non gliele sentivamo scrivere da dieci anni.
In realtà J non è propio da solo, ci sono un sacco di ospiti ad abbellire ancora di più le canzoni, gente come Kurt Vile, Kevin Drew o Suzanne Thorpe con il suo flauto di Mercuryana memoria. L’unico strumento che è sempre assente è la batteria, e i Marshall sono sempre spenti,tranne in qualche raro assolo elettrico.
Canzone: Very Nervous and Love

Dinosauri sotto le stelle.

Sta diventando una bella abitudine,ogni volta che torna in Italia il buon vecchio j si ricorda sempre di invitarci ai suoi concerti. Considerando che tutti pensano che sia un orso scorbutico direi che non è male.
Stavolta il concerto era in Piazza Castella per Ferrara sotto le stelle,ed colpevolmente ammetto che era la prima volta che ci andavo.
In effetti il festival è superfico( domani suonano i The National per dirne una)e la piazza è stupenda,con quel castello messo di traverso,e il fossato e la pavimentazione coi ciottoli di fiume e blablabla.
Certo che sta propio dall’altra parte del mondo,se aggiungiamo che si parte sempre in ritardo e che l’autostrada è intasata da dementi con accessori rosa reduci dall’omonima festa romagnola,la frittata è fatta, e rischiamo seriamente di non arrivare in tempo,considerando anche la sciagurata idea di mettere i Dinosaur Jr di supporto ai Verdena che fa sbellicare dal ridere ma almeno ci permette di tornare a casa a un ora meno improbabile.
Comunque alla fine arriviamo in tempo, agli accrediti ci danno anche il braccialetto (viola ovviamente) per accedere ai camerini.Iniziano con Out There e Feel The Pain con un esecuzione molto casereccia,e così i suoni. Poi Lou Barlow introduce il disco Bug che verrà suonato nella sua interezza e nel preciso ordine,compresa l’infinita Don’t.
Alla fine ci imbuchiamo nei camerini per salutare J che sbiascica tre parole in croce come al solito e Murph che invece ha una gran voglia de chiaccherà e ci chiede chi sono questi VerdIna.
Faccio un pò fatica a spiegare perchè suonano dopo di loro, e per conviermi un pò di più provo a seguire un pò il concerto,sia da dietro che davanti il palco. Che dire,l’esecuzione è buona, i suoni ottimi, le luci pure ma è tutta un altra cosa,sarà che sono vecchio io..


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