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#14 Sigur Ròs – Kveikur

Sigur-Ros-Kveikur

A sorpresa, dopo solo un anno di distanza da Valtari, ecco il nuovo disco dei Sigur Ròs. E dire che nessuno gliel’aveva chiesto.
Per la prima volta in tre, senza il tastierista Kjartan Sveinsson
, è un po’ una summa dei loro lavori precedenti, ci sono i pezzi fastidiosi, tipo i primi due, quelli classici, e quelli ambient ultima ora, tipo Valtari.
In sostanza avremmo potuto farne tranquillamente a meno, dischi come questo non fanno altro che annacquare un produzione che in passato ha toccato livelli altissimi, e che adesso inizia a sentire un po’ di crisi di ispirazione.

Canzone: Stormur

#7 Sigur Rós – Valtari

sigur-ros-valtari

Lo so, vi starete chiedendo come mai un disco che questa estate io stesso definii “disco-inculata” sia finito in classifica, e pure in posizione di tutto rispetto.
Potrei rispondervi che solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma non lo farò, giustificandomi invece, affermando che nonostante sia il punto più basso della discografia degli islandesi, rispetto alla qualità media del 2012 è pur sempre un disco di un certo rilievo.
Insomma è così e basta, perché se lo ascolti in certi momenti, tipo quando guidi di notte verso casa nell’autostrada deserta, è perfetto nel suo essere ambient, e privo di una parvenza di ritmica. Suoni eterei e gocce di violini che si susseguono in qualcosa che assomiglia più ad una colonna sonora di un documentario sui paesaggi islandesi che a un vero e proprio disco.

A perfect Day.

Dopo il Pukkelpop avevo giurato mai più festival. Ma mai dire mai nella vita. Anzi, la sopravvivenza nel fango del Belgio mi è servita questa volta e un paio di stivali in gomma a €8 da Pittarello e un poncho a €3,99 da Cisalfa hanno fatto miracoli.

Ma facciamo un passo indietro. Come scrivevo prima, avevo detto mai più festival. Poi di concerti questa estate ne ho visti (e fatti ) pure troppi. Ma un paio di amici più matti di me, mi avevano stuzzicato con questo festivalino come degna chiusura dell’estate, e senza pensarci troppo mi sono unito alla comitiva programmando nulla se non l’aquisto degli stivali.

Niente biglietti, niente tenda, nessuna prenotazione, nessuna cartina. Siamo partiti alla boia e siamo tornati esausti ma felici.

Arrivati a Villafranca in meno di tre ore, compriamo subito i biglietti alla cassa, e scopriamo che per domenica sono esauriti, ce ne freghiamo e iniziamo a cercare un tetto visto che già diluvia.

Causa concomitanza di concerto-notte rosa- sagra del tortellino è tutto pieno, ma alla fine l’Orietta ci affitta un appartamento a €35 a notte in un paesino vicino. Risolto anche questo problema, cominciamo ad entrare nell’atmosfera concerto con spritz, tromboni e vodkaredbull, fregandocene dei primi due gruppi ed entrando quando i Two Door Cinema Club suonano già. Conosco solo un paio di pezzi, ma ci sembrano il gruppo più bello del mondo visto che siamo stranvati duri. Il tempo vola e continuando a bere arrivano i Killers, e nonostante siano un gruppo ridicolo, ci divertiamo a ballare coi piedi nel fango i loro improbabili singoloni pop.

Il giorno dopo ci svegliamo prestissimo per divorare la colazione dell’Orietta e decidiamo di fare una gita a Verona City.

Facciamo il giro del turista stronzo: quindi Arena, Piazza delle Erbe, terrazzo e tastata di tetta di Giulietta. Ho anche il tempo per rimanere disgustato dalle migliaia di cingomme attaccata ai muri dell’ingresso della casa. Che sia una boiata alla Moccia di cui ignoro l’esistenza?? Mah, l’unico punto fermo in realtà rimangono gli spritz a €2,50.
Ovviamente anche Sabato saltiamo i primi due gruppi perchè completamente stonati, e finalmente mi gusto un concerto dei Mogwai nelle giuste condizioni psico-fisiche, con un impianto adeguato, ed una giusto posizione rispetto ad esso. E difatti tirano giù tutto, con un volume molto più alto degli headliner, e dei pezzoni da paura. Stuart riesce solo a dire “GRAZI” alla fine di ogni pezzo, ed io sguazzo felice nel fango protetto anche dal poncho che a fine serata si aprirà come una cozza.

Dopo suonano i Franz Ferdinand, e purtroppo sono imbarazzanti come sospettavo, anche se anche qui l’effetto juke-box riesce a far passare velocemente la serata. Che ovviamente non finisce qui, ma nei chioschi fuori il castello per festeggiare la notte bianca con altri spritz e trenini.

La Domenica è per la gita fuori porta, infatti la Classe A ci porta a Peschiera a vedere il lago di Como. In realtà vedo anche Jonsi che entra in un ristorante di pesce, ma dal vivo è proprio inquietante e alto, e fa passare ogni voglia di socializzare.

Quindi decidiamo di sederci in un ristorante, solo perchè ho iniziato a spaccare la minchia con la partenza del GP. Mangiamo uno dei pasti peggiori della mia vita, e torniamo al castello a cercare il biglietto per la serata che ancora ci manca.

Qui inizia la lotta serrata coi bagarini, e il fatto che Giulia riesce a strapparlo a solo €5 più del prezzo normale la viviamo come una vittoria.

Questa volta riusciamo ad entrare che ancora è giorno, e riesco nel difficile compito di cancellare tutti i buoni ricordi che avevo dei dEUS ascoltando un concerto indegno e vedendo un cocainomane rovinare una splendida carriera da outsider.

Scopriamo che siamo sequestrati dentro fino alle 20,30 e che purtroppo hanno eliminato quasi tutto il fango buttandoci sopra quintali di sabbia. Noi continuiamo a camminare fieri nei nostri stivali, cercando dove possibile qualche pozzanghera.

E’ la volta di Mark Lanegan, che quindici anni fa avrei pagato oro per vederlo, mentre adesso me lo guardo con malcelato imbarazzo. Fa quasi tutti pezzi nuovi aggrappato alla sua asta, e nessuno capisce che è finito il concerto perchè se ne và senza salutare.

Finalmente siamo arriviamo al motivo per cui io e tutta la folla che ha riempito il castello sforzersco è qui. Purtroppo preceduto da un suono d’organo monocorde spossante il concerto dei Sigur Ros calamita tutti sotto il palco, anche se noi iniziamo ad accusare la stanchezza dei tre giorni, e la mia schiena inizia a dare segni di cedimento.

Un suono perfetto ci fa entrare nelle meravigliose dimensioni islandesi, Finalmente c’è qualche visuals, e due sezioni, una di archi e una di fiati li accompagna alle loro spalle.

Per fortuna pescano tantissimo da Ágætis Byrjun e ascoltare qui pezzi dal vivo a volumi spropositati mette i brividi anche se tecnicamente siamo ancora in estate. Verso la fine io cedo e mi butto in terra, e anche loro si smosciano con un paio di pezzi dell’ultimo disco, quello ambient con la nave che attraversa lo schermo da un lato all’altro senza toccare l’aqua.

E’ finita, raccogliamo le nostre carcasse e ci avviamo verso casa, in un viaggio infinito tra dormite all’autogrill, acquazzoni notturni, e deviazioni nell’interno riminese. Io sono a casa alle 7,30 e dopo due ore sono già al lavoro, ma questa è un altra storia.

Valtari.

Tipico esempio di disco-inculata. Spiego meglio per chi è generazione 2.0.

C’era una volta, un periodo quando si compravano i dischi, e quando usciva quello del tuo gruppo preferito, ti fiondavi al negozio di fiducia, e spendevi i tuoi sudati trentacinquemilalire per acquistare a scatola chiusa quello che pensavi fosse il loro nuovo capolavoro.

A volte era così, ma volte scattava l’effetto-inculata. Mi ricordo ( e dio me ne scampi ) quando ero in fissa coi primi due dischi degli Stone Temple Pilots ( ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio ). Ricordo che come scoprii che uscì il terzo disco, fui uno dei primi a comprarlo, e appena arrivato a casa, non potevo credere a che immane cagata avessero fatto. Il tempo ci dirà che in effetti il gruppo meritava propio poco, ma quel disco è stato per tanto tempo lì ad ammonirmi di stare attento a prendere le cose a scatola chiusa.

Tutto questo preambolo per dirvi che per me Valtari è una cagata pazzesca. L’avevo capito subito da come l’aveva descritto una recensione in rete. Un disco senza batteria fatto di tappeti sonori e atmosfere glaciali.

Per fortuna o purtroppo oggi i dischi si scaricano ma rimane sempre la delusione nell’apprendere che uno dei tuoi gruppi preferiti è alla frutta, e che questo 2012 musicale sarà povero di cose belle.

Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust.

11

Qualche giorno fa tra la mondezza che arriva nella bacheca di myspace è arrivato l’annuncio che dal sito dei Sigur Ros è possibile ascoltare il nuovo singolo e vedere il relativo video.
Incuriositi compiliamo il breve form dove richiedono l’indirizzo e-mail dove è puntualmente arrivato un pò di loro spam(è il prezzo da pagare per il free-download) e il paese di provenienza. Non senza poche difficoltà (vista la mia abilità nell’usare il computer) mi guardo soddisfatto il video. Già dai primi accordi di chitarre acustiche si capisce che spira aria nuova nelle lande islandesi. Tira aria positiva.Abituati ai cupi grigiori delle atmosfere dei primi dischi, qui si va sul giocoso. E sul ritmato. Incredibile, c’è un ritmo tribale per tutto il pezzo, flauti pastorali e in generale un atmosfera bucolica che mi fa subito pensare ad Anima Latina di Battisti. E anche il video rispecchia questo mood, e invece di guerre post-nucleari,o paesaggi glaciali, ci fa vedere un gruppo di ragazzi e ragazze completamente ignudi che corrono e giocano in una imprecisata isola(?)ricca di vegetazione lussureggiante.
Non so come sarà il resto del disco, d’altronde anche per ( ) la band aveva annunciato metà disco solare e ottimistico e l’altra metà oscuro e malinconico(anche se ancora devo capire qual’è la metà allegra),vabè, comunque ci piaccono in entrambi i modi.


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