Posts Tagged 'viaggi'

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Mentre scrivo queste righe ho già il mio culo secco appoggiato nella mia poltrona preferita, e il gatto che si aggira e ogni tanto si strofina sulla mia gamba. La mia tazza preferita col caffè fumante, e i miei biscotti vegani finalmente cotti tramite un cazzo di forno che non avete idea di quanto mi sia mancato anche se era estate e facevano trenta gradi.

Tutto questo preambolo per tranquillizzarvi, lo so che ci tenete alla mia salute, e che dopo il solito viaggio della speranza sono sbarcato in Italia. E non è un modo di dire, visto che di traghetti come al solito ne ho dovuto prendere due, di cui uno con venti ore di viaggio.

La novità quest’anno è stata che ho fatto una rotta alternativacercando di concentrare la trasferta in due giorni invece di tre. Greta non ne sarebbe stata contenta, visto che dopo il primo traghetto per Denia, mi sono sparato sei ore di autostrade spagnole (con paesaggi meravigliosi degni dei nostri spaghetti western) per arrivare a Barcellona nello stesso giorno per poi prendere il secondo traghetto verso Civitavecchia.

Venti ore infinite di rottura di coglioni, un cacio & pepe ed una litigata al ristorante, e poi altre quattro ore di guida col fido tre cilindri, e alle due di notte ero a casa, valigie e pianta di Agave compresi. Ora mi aspetta il solito riposo del guerriero in attesa di nuove avventure, vediamo se quest’anno riusciamo ad evitare le Canarie.

Esilio Canario

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Ebbene si, come ogni inverno, ormai il terzo di fila, come una rondine, anzi un canarino, passo il mio inverno in queste tiepide latitudini.

Quest’anno volevo cambiare e ho deciso che la capitale di Gran Canaria, Las Palmas sarebbe stata la mia destinazione. Solito giochetto del Workaway, solite canottiere e calzoncini in valigia.

Purtroppo però, le mie aspettative sono andate deluse. Complice anche una intricata situazione sentimentale germanica finita assai male, sono atterrato qui col morale a terra e probabilmente ripartirò con la stessa sensazione. Certo non ha aiutato il tempo infame, più simile all’Irlanda che alle isole Canarie, e sopratutto ha influito la pessima scelta dell’ostello dove offrire i miei servigi a titolo gratuito. Una specie di comune gestita da una frikkettona italiana coi dredd e che dopo dieci giorni è partita in vacanza lasciandomi in mano il destino della struttura. E tra volontari fantasma, terroni con voglia di lavorare pari a zero, gente squilibrata, ospiti morosi e sopratutto gente con poco senso della pulizia, non posso fare altro che alzare bandiera bianca e tornare prima del previsto nelle fredde lande adriatiche, sperando i giorni della merla siano già passati, e che il sapone non sia un oggetto non identificato.

The Road.

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Ho lasciato Tenerife piangendo come un capretto, mentre ho lasciato Ibiza esultando come un tifoso della Lazio. Qualcosa vorrà pur dire no?

Ma mentre mi stavo già pregustando le ventinove ore di traghetto per tornare nella mia amata patria, un fattore esterno mi ha costretto a fare qualcosa che avevo giurato di non fare mai più: ovvero guidare da Barcellona fino a casa per totali 1200km.

Quindi alla fine di traghetto ho preso solo quello fino a Barcellona, e lì sono rimasto per quattro notti facendo un pò il turista, e un pò immaginandomi com’è vivere a Gracia, che era il quartiere dove era situato l’ostello dove vivevo.

Mi è bastato poco per capire che Barcellona e le auto non vanno daccordo: nessuna possibilità di parcheggio, e macchina scassinata già la prima notte. Ma ero talmente preso bene dall’essere fuggito da Ibiza e dal bar Tornado che il mio umore non ne ha risentito. Stare in ostello mi ha ricordato i bei tempi dell’AloeVera a Tenerife, e sono rimasto quasi sempre dentro per gustarmi tutte le buone vibrazioni che giravano intorno.

Arrivato il mio amico, si parte per la Francia, attraversando velocemente il confine e i Pirenei e guidando per più di sei ore arriviamo a Nizza. E’ già notte, e anche qui parcheggiare è un impresa. L’ostello si rivela un vecchio hotel di infima categoria, quindi andiamo subito a cercare una pizzeria. Con sommo sbigottimento ce la portano quadrata, non ci scoraggiamo e proviamo ad andare a bere, ma al primo bar ci spengono la luce appena entriamo cacciandoci, mentro nel secondo non ci fanno neppure entrare perchè secondo al tizio alla porta non piace la nostra attitudine.

Già odiavo i francesi prima, ma dopo questa dimostrazione di affetto guido felice verso il confine italiano, e mi fiondo a Bordighera per mangiare finalmente la focaccia e per vedere i luoghi di Monet e di un libro che mi sta a cuore. Riesco solo nel primo intento perchè il compagno di viaggio spinge per visitare Genova nonostante gli dica che faccia cagare rispetto ad altri meravigliosi posti della Liguria. Un altro hotel merdoso, un giro nella città vecchia col terrore di essere rapinati, una sbronzetta, ed già ora di ripartire non senza avere fatto scorta di focacce di recco.

La strada da tortuosa si fa sempre più ritta, i viadotti sospesi piano piano diventano ampie pianure, il sole fa spazio alla nebbia prima, alla pioggia poi, per poi ritornare quando ci riavviciniamo alla costa adriatica.

Sei mesi sono passati, ho vissuto in due isole, ho mangiato cose inenarrabili, incontrato mostri, ne ho passate di ogni, ma ora sono a casa.

Ich bin ein Berliner

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No, non è vero. Non sono berlinese e non lo sarò mai. E nemmeno ci vivrò. I motivi sono tanti, e il freddo è solo una delle risposte. Volevo darle un altra possibilità dopo la pessima reazione di dieci anni fa, ma nonostante due giornate di sole, il verdetto rimane un deciso no per me.

Per quanto sia fantastica, poliedrica, e con una storia ingombrante quanto le tette della tabaccaia di Amarcord, diciamo che non si fa particolarmente amare.

Appena arrivato, mi accorgo subito di quanto siano esosi i trasporti, e la prima sera lo shock maggiore: nei locali si fuma ancora. Questa pratica barbara viene reiterata in modo sconsiderato e se non sono morto di asfissia la prima notte è solo un miracolo.

Berlino è questo mix di pragmatismo teutonico, e anarchia da centro sociale. C’è una città con i palazzi di vetro e le Mercedes, con dentro un altra città coi palazzoni di stampo sovietico, le donne in burqua, e i party che durano tre giorni. Si perchè l’altro aspetto * è l’uso scondiderevole di droghe di tutti i tipi per permetterti di fare queste maratone sonore, e poi chissenefrega se ti sei appena ingerito un solvente per vernici, o un medicinale per cavalli, l’importante è finire, lo diceva anche Mina.

Certo, non è tutto da buttare via, questa volta ad esempio sono riuscito a godermi tanti degli innumerevoli parchi che sono incastonati in ogni quartiere, ho apprezzato la convenienza dei felafel e la scelta infinita di cibo disponibile a tutte le ore del giorno e della sera, come pure l’impossibile convivenza di integralismi religiosi che vivono a fianco a teste colorate, identità sessuali indecise, cani di ogni razza e una babele di lingue e persone che hanno trasformato la città dal passato tetro in un guazzabuglio caleidoscopico.

Auf Wiedersehen Berlin!

New Life.

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Ci siamo, alea iacta est, il dado è tratto. Dopo ben vent’anni dello stesso lavoro, e dopo averlo pensato per anni, ho fatto il grande passo: ho preso un anno di aspettativa.

Che poi era il modo più semplice ed indolore di tagliare un cordone ombelicale a quello che oltre ad essere stato un posto di lavoro, è stata una creatura che ho cresciuto come un figlio, ma che tanto mi ha dato e tanto mi ha tolto.

Ora, non mi resta altro che capire che fare della mia misera vita.

Per ora, l’unica cosa che so, è che voglio girare il mondo, visitare amici sperduti in Europa che non sono mai riuscito a trovare, ed esplorare posti che ho sempre visto solo sulle cartine geografiche, magari anche grazie a Workaway, ma di questo ne parlerò un altra volta.

Nel frattempo in un paio di settimane ho fatto collezione di mezzi di trasporto: treno, auto, aereo, nave, metro, bus e mi sono fatto un giretto a Castellon della Plana, Benicassim, ed infine a Ibiza, questo luogo/non luogo dove tutto è possibile ( tranne viverci).

Sono tornato con le idee più chiare, il primo bagno della stagione, una discreta abbronzatura, un fegato provato, e una carta di credito usurata, ma chissenefrega.

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#Compleanni.

Chi mi conosce sa che odio i compleanni. Mi fanno incazzare, mi fanno andare in depressione, mi fanno litigare. Ai miei poveri amici/parenti che hanno subito tutto questo in questi anni chiedo scusa, ma è più forte di me.

Forse il tutto nasce da una delle mie prime feste di compleanno da bambino quando venirono in pochi e mi fecero dei regali veramente di merda, tipo una scatola di biscotti di quelle che vendono solo nei bar, e stanno lì per anni. Ecco, questo particolare ancora lo ricordo, saranno i biscotti la causa di tanto livore.

Comunque col tempo questa cosa non è migliorata, anzi, invecchiando è peggiorata, ed ogni compleanno ormai è una coltellata alla schiena.

Una volta almeno facevo finta di niente, e la giornata scivolava via tranquilla, ora invece c’è facebook a ricordare al mondo che sei un anno più vicino alla tomba. Questa volta poi il numero è pari e cambia pure suono, quindi la faccenda si complica notevolmente, tant’è vero che ho iniziato a preoccuparmi circa un mese prima.

Mi sono detto: “vabè, se proprio devo soffrire, almeno facciamolo col sorriso in faccia. Allora mi sono preso tutta la settimana di ferie, e ho pensato che un viaggetto al caldo fosse la soluzione migliore per il mio animo combattuto.

Pensa che ti pensa, Tenerife troppo caro il volo, Gran canaria manca proprio, Trapani mi affascina ma non mi convince, Barcelona è sempre bella ma ci sono stato venti volte, alla fine sono rimasto a casa.

Non solo, il primo giorno di ferie mi becco una polmonite fulminante che mi stende a letto per tutta la settimana e che mi rincoglionisce come un ornitorinco, quindi svaniti anche i residui progetti di gite a terme all’aperto e affini.

L’ultima goccia è la solita cartolina che cascasse il mondo arriva dalla vecchia zia inglese e che questa volta ha una calligrafia talmente incerta che non può che farmi sciogliere in lacrime.

Calma Stu, poche ore e anche questa volta è passato.

Hasta pronto.

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Siamo tornati alla base. Casa dolce casa.Che come sempre quando sei via non vedo l’ora di tornare e appena arrivo vorrei già scappare via.
In realtà finalmente ho fatto una vacanza decente,le ultime erano state un supplizio,e per la prima volta torno con le pile cariche,senza incazzature, ma anche senza rimpianti o delusioni.
Perchè, anche questa volta è stata una vacanza buttata su, mi sono semplicemente aggregato a un amico senza sapere ne dove andavo ne cosa facevo di preciso. Perchè l’intento era quello di scollegare cervello, cervelletto e masse grigie assortite, non pensare a nulla per dieci giorni e magari trovare un pò di coda di un estate che non ho praticamente mai visto.
E se barcelona, ormai è una seconda casa, e tornarci mi mette sempre i brividi, la scoperta del clima mite delle cinque terre mi ha letteralmente sconvolto.
Insomma avrete capito che son stato propio bene,e che non ho voglia di fare il racconto dettagliato, chi mi conosce avrà già visto le decine di foto che ho buttato su faccialibro,agli altri posso ne posto un paio qui, oppure cercate stu callahan.

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