Archivio per agosto 2017

Ibiza try to fuck me? I fuck Ibiza.

IMG_5394Dove eravamo rimasti? Ah,si. Stavo facendo la mia bella esperienza a Tenerife, rilassato, abbronzato e senza pensieri. Ma per natura l’essere umano è irrequieto, e io non sono d ameno. E così ho abbandonato la mia gabbia dorata, l’ostello Aloe Vera, gli amici, i compagni di lavoro e il mio gatto randagio per affrontare una nuova sfida.

Perché l’uomo oltre a essere irrequieto è anche ambizioso. E allora io che pensavo di aver imparato un nuovo mestiere, una nuova lingua, e poter affrontare ogni situazione mi sono imbarcato in una nuova avventura.
Imbarcare è la parola giusta, perché dopo aver salutato i miei vulcani, ed aver preso il primo aero disponibile, sono tornato a casa per un giorno, il tempo di ricordare quanto brutto ma rassicurante fosse il nostro mare, e mi sono imbarcato con armi, bagagli e quattro ruote in un traghetto (anzi due) che dopo ben ventinove ore di navigazione mi hanno portato nell’isola più famosa delle Baleari: Ibiza. Un posto guardato sempre con sospetto, e sempre evitato, ma che improvvisamente mi sembrava la mia miniera d’oro. Peccato che poi la realtà si sia rivelata molto diversa dalle aspettative. Niente più più clima temperato, ma afa irrespirabile, niente più atmosfere rilassate, ma ritmi ossessivi, niente più sorrisi ma porte chiuse in faccia.
Improvvisamente il mio povero spagnolo imparato alle Canarie non serviva più, e il mio inglese non era abbastanza cockney.  D’un tratto il miglior lavoratore di Tenerife era un pivello senza esperienza, e la mia stanza con otto posti letti a castello era diventata una irraggiungibile chimera. Non solo prezzi esorbitanti per luride case abitate da porci strafatti, ma nonostante gli sbattessi mazzette di contanti in faccia, i proprietari si divertivano a rimbalzarti e a chiedere altre esorbitanti cifre per agenzie immaginarie. Nel frattempo, sono sopravvissuto grazie a un amico e al suo terrazzo dove ho dormito per quasi un mese.
Ma ecco che mentre stavo per alzare bandiera bianca, l’intuito italiano viene fuori, lo spirito di adattamento che da Darwiniana memoria regola la sopravvivenza degli esseri viventi anche questa volta ha la meglio, e d’improvviso il vento cambia, e una stanza piccola, costosa ma senza lattina di birre abbandonate sul pavimento la trovo, e alla fine la mia vecchia faccia da cazzo in romagna dovrete aspettare fino a Ottobre per rivederla, nel frattempo ho un compito da terminare qui.
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