Archivio per maggio 2014

Votantonio.

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Dopo tanti anni di votazioni viste dal di fuori, per la prima volta nella mia vita ho fatto il rappresentante di lista. Un ruolo di cui addirittura ignoravo l’esistenza, e che invece oggi ho capito tutta la sua importanza.

Vedere da dentro come funziona un meccanismo gigantesco e mostruoso come le elezioni italiane è affascinante e pauroso allo stesso tempo. Ci sono sei o sette persone tra presidente del seggio e scrutatori chiusi per tre giorni dentro un’aula, carabinieri o soldati che sonnecchiano all’interno, e quintali di carta che finirà inevitabilemente al macero, oppure ancora peggio, in qualche archivio polveroso per cinquan’tanni.

Queste persone devono sorbirsi una mole di burocrazia che ucciderebbe un bufalo, con registri in quadrupla copia, firme anche sul pavimento, e manuali astrusi sul regolamento e con le varie combinazioni di sbagli.

Non solo, devono stare per ore in questa stanza puzzolente, con una temperatura vicino ai trenta gradi, aspettando frotte di votanti che non verranno mai perchè impegnati a sguazzare nella spiaggia vicina e il giorno dopo a lamentarsi al bar.

Per ultimo, una volta terminato il tempo utile per votare, dovranno iniziare il conteggio delle schede, zigzagando tra regolamenti astrusi, voti disgiunti,  insulti assortiti e schede bianche. Che poi io le schede bianche non le capirò mai, fai la fatica di portare le chiappe fino al seggio, a sto punto vota oppure infila la classica fetta di salame nella scheda, mah.

Vabbè, e qui arriva il mio compito: fare il controllore degli arbitri, perchè fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. E in Italia si sa che c’è un partito che è molto organizzato, e altri un pò meno, e in guerra e in amore tutto è lecito, figurati alle elezioni.

E come me arrivano altri controllori che controllano l’incontrollabile, chi più tranquillo, chi già sull’orlo di una crisi di nervi, e arriva pure gente che non c’entra un cazzo, ex-assessori, candidati, nel solito suk all’italiana e mentre si ammucchiano chili di carta uno sopra l’altro, pensi a paesi non molto più moderni di noi, dove spingi un bottone e in un attimo tutto questo carrozzone viene spazzato via. Ma poi tutta questa povera gente cosa farebbe?!

 

 

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Micah #3

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Era il 2008 quando scopri quel piccolo gioiello di disco che è Micah P. Hinson and the Red Empire Orchestra. Un capolavoro fatto di canzoni strazianti, di amori perduti, languidi accordi di chitarra acustica, e avvolgenti arrangiamenti orchestrali.

Poi successe che lo vidi live la prima volta, insieme a un batterista che quasi sicuramente era un rodie oppure il suo vicino di casa, e una tizia improbabile alla tastiere. Il risultato fu straniante e controverso. Lo vidi un paio di anni dopo in completa solitudine: voce, chitarra acustica, occhiali e bocchino per le sigarette. Stessa sensazione. Ieri che ho avuto la fortuna di assistere a un suo concerto per la terza volta ero preparato. Molto meno altra gente che a fine serata girava per l’Hana-bi sbrontolando di quanto sia un cazzone, e di come stesse sprecande un innegabile talento e una voce tanto carismatica.

Io annuivo sorridendo ripensando alla mia prima volta, ed al fatto che gli artisti vanno presi per quelli che sono, prendere o lasciare.

E allora tutte le volte che ascolto un suo disco, penso ai piccoli disastri che fa live, e capisco di come la sua vita sia stata ed è immensamente incasinata, e di come lui la esorcizza componendo piccoli capolavori e aspirando sigarette da un bocchino come se fosse ossigeno vitale.

micah


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