Archivio per luglio 2015

Owen Bancale.

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Finalmente anche quest’anno sono riuscito a fare un salto in quel piccolo pezzo di paradiso che è l’Hana-bi. Finiti i grossi festival finalmente inizia anche la mia estate.

Quindi gambe in spalla, e mezzora prima della chiusura mi fiondo sulla E45 e nella solita ora e mezza di buca e temperature africane sono sotto l’insegna di marina di Ravenna. L’occasione era per il concerto di Owen Pallett, di cui ammetto la mia colpevole ignoranza. Ma mi era bastato leggere la sua biografia di arrangiatore negli Arcade Fire e sopratutto co-autore della colonna sonora di Her per convingermi a fare la sfacchinata.

Prima dell’inizio un piccolo thriller: normalmente questo è uno dei posti più precisi sull’orario di inizio, ma stranamente alle 22 ancora tutto taceva, poi vedo che i tecnici fanno un repentino cambio di mixer, e allora capisco che ci sono stati non pochi problemi. Alla fine riescono a trasferire le memorie e si parte anche se sono già le 23. Entra Owen armato di violino e inizia da solo dimostranto un ottima tecnica e un uso spregiudicato del looper. L’impianto un nuovo Electro-Voice è posizionato in modo da uccidere anche le formiche che osano passare davanti, e questo crea due buchi laterali di pubblico che mi permette di avanzare fin quasi il fronte palco. Riesco a vedere Owen da vicino e mi accorgo che non guarda MAI il pubblico: tieni gli occhi chiusi oppure guarda al cielo in espressioni che sembrano cercare improbabili madonne.

Dopo qualche pezzo arrivano gli improbabili componenti della band: un chitarrista ciccione la cui utilità è pari a zero, e un batterista dall’aspetto a metà tra un vampiro e un porno attore.

Il concerto dura un oretta e pur non conoscendo nessuna canzone scorre bene sebbene i volumi siano troppo alti, considerando anche il genere suonato. Alla fine del concerto è già tardi per il programmato bagno notturno, e dopo una gradevole passeggiata sul bagnasciuga ravennate, ci avviamo sulla lunga via del ritorno, questa volta la Romea come da tradizione.

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Macrofestival.

10996999_10154084062665260_4554993854314691406_n C’è un evento da più di dieci anni Pesaro, si chiama Zoe Microfestival, e io vi curo tutta la parte tecnica del service audio. Come dice il nome, niente cose mastodontiche, ma nel suo piccolo, questo festival per Pesaro è una cosa immensa, e per la mia testa pure. Per è un pò il giro di boa, passato questo, il resto dell’estate è in discesa. Devo farvi fronte con pochi mezzi tecnici, ma grandi persone che mi aiutano a far si che ogni band, anche la più scassata, sfigata o metallara che sia, possa suonare nelle migliori condizioni possibili. Per quasi una settimana praticamente vivo dentro un parco, mangio tanta polvere e tristi piadine confezionate; scarico e monto quintali di materiale: casse, tralicci, cavi; tutto quato di solito nella settimana più calda dell’anno. La ricompensa per tutto questo è vedere una gioiosa macchina che ormai funziona da sola, girare la testa e vedere una distesa di teste già in orari di cena, mentre nei locali non si vede anima viva prima di mezzanotte. E poi ci sono i contatti umani, gente che non vedi per tutto l’anno, e che per cinque giorni diventa il tuo vicino di casa, ci sono le band che ti ringraziano a fine serata. C’è Bart con cui si parla di RedBull e Sonic Youth, c’è Gecco in astinenza da dolci e la Gemma che sto giro non ha rotto le balle ma ci ha rifornito di derrate alimentari. Insomma, tutti gli anni inizio pensando che non mi passa più, e finisco pensando che è volato via in un attimo.


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