Archive for the 'Uncategorized' Category

The Road.

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Ho lasciato Tenerife piangendo come un capretto, mentre ho lasciato Ibiza esultando come un tifoso della Lazio. Qualcosa vorrà pur dire no?

Ma mentre mi stavo già pregustando le ventinove ore di traghetto per tornare nella mia amata patria, un fattore esterno mi ha costretto a fare qualcosa che avevo giurato di non fare mai più: ovvero guidare da Barcellona fino a casa per totali 1200km.

Quindi alla fine di traghetto ho preso solo quello fino a Barcellona, e lì sono rimasto per quattro notti facendo un pò il turista, e un pò immaginandomi com’è vivere a Gracia, che era il quartiere dove era situato l’ostello dove vivevo.

Mi è bastato poco per capire che Barcellona e le auto non vanno daccordo: nessuna possibilità di parcheggio, e macchina scassinata già la prima notte. Ma ero talmente preso bene dall’essere fuggito da Ibiza e dal bar Tornado che il mio umore non ne ha risentito. Stare in ostello mi ha ricordato i bei tempi dell’AloeVera a Tenerife, e sono rimasto quasi sempre dentro per gustarmi tutte le buone vibrazioni che giravano intorno.

Arrivato il mio amico, si parte per la Francia, attraversando velocemente il confine e i Pirenei e guidando per più di sei ore arriviamo a Nizza. E’ già notte, e anche qui parcheggiare è un impresa. L’ostello si rivela un vecchio hotel di infima categoria, quindi andiamo subito a cercare una pizzeria. Con sommo sbigottimento ce la portano quadrata, non ci scoraggiamo e proviamo ad andare a bere, ma al primo bar ci spengono la luce appena entriamo cacciandoci, mentro nel secondo non ci fanno neppure entrare perchè secondo al tizio alla porta non piace la nostra attitudine.

Già odiavo i francesi prima, ma dopo questa dimostrazione di affetto guido felice verso il confine italiano, e mi fiondo a Bordighera per mangiare finalmente la focaccia e per vedere i luoghi di Monet e di un libro che mi sta a cuore. Riesco solo nel primo intento perchè il compagno di viaggio spinge per visitare Genova nonostante gli dica che faccia cagare rispetto ad altri meravigliosi posti della Liguria. Un altro hotel merdoso, un giro nella città vecchia col terrore di essere rapinati, una sbronzetta, ed già ora di ripartire non senza avere fatto scorta di focacce di recco.

La strada da tortuosa si fa sempre più ritta, i viadotti sospesi piano piano diventano ampie pianure, il sole fa spazio alla nebbia prima, alla pioggia poi, per poi ritornare quando ci riavviciniamo alla costa adriatica.

Sei mesi sono passati, ho vissuto in due isole, ho mangiato cose inenarrabili, incontrato mostri, ne ho passate di ogni, ma ora sono a casa.

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Ibiza i love you but you’re bringin’ me down

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Cose positive: oggi è il primo Ottobre e oggi ho pranzato (alle 6 del pomeriggio) in riva al mare e in braghe corte.

Cose negative: Ancora non ho capito quando potrò levarmi dal cazzo da questa isola di rimasti.

Mentre già stavo pregustando di tornare nel meraviglioso stivale, il destino ha voluto farmi andare a lavorare a Settembre in un bar nel Nord della isola. Tutto bene fin qui, se non fosse che questo lavoro è arrivato a tempo scaduto, che il posto è tutt’altro che l’ombelico del mondo di Ibiza, che devo guidare mezz’ora per arrivarci da San Antonio dove vivo, e altre amenità che vi risparmierò.

Vi dico solo che io, vegetariano e salutista convinto, sono costretto a preparare gin tonic, patate fritte e sopratutto kebab, che mi viene da vomitare solo a scriverlo.

Non tutti i mali vengono per nuocere tuttavia, ho imparato un altro mestiere (troppo simile ahimè a quello precedente però) e messo via qualche altro soldino per il prossimo viaggio. Solo che per il momento non vedo l’ora di imbarcarmi nel prossimo traghetto per andare a dormire col mio gattaccio.

 

Ibiza try to fuck me? I fuck Ibiza.

IMG_5394Dove eravamo rimasti? Ah,si. Stavo facendo la mia bella esperienza a Tenerife, rilassato, abbronzato e senza pensieri. Ma per natura l’essere umano è irrequieto, e io non sono d ameno. E così ho abbandonato la mia gabbia dorata, l’ostello Aloe Vera, gli amici, i compagni di lavoro e il mio gatto randagio per affrontare una nuova sfida.

Perché l’uomo oltre a essere irrequieto è anche ambizioso. E allora io che pensavo di aver imparato un nuovo mestiere, una nuova lingua, e poter affrontare ogni situazione mi sono imbarcato in una nuova avventura.
Imbarcare è la parola giusta, perché dopo aver salutato i miei vulcani, ed aver preso il primo aero disponibile, sono tornato a casa per un giorno, il tempo di ricordare quanto brutto ma rassicurante fosse il nostro mare, e mi sono imbarcato con armi, bagagli e quattro ruote in un traghetto (anzi due) che dopo ben ventinove ore di navigazione mi hanno portato nell’isola più famosa delle Baleari: Ibiza. Un posto guardato sempre con sospetto, e sempre evitato, ma che improvvisamente mi sembrava la mia miniera d’oro. Peccato che poi la realtà si sia rivelata molto diversa dalle aspettative. Niente più più clima temperato, ma afa irrespirabile, niente più atmosfere rilassate, ma ritmi ossessivi, niente più sorrisi ma porte chiuse in faccia.
Improvvisamente il mio povero spagnolo imparato alle Canarie non serviva più, e il mio inglese non era abbastanza cockney.  D’un tratto il miglior lavoratore di Tenerife era un pivello senza esperienza, e la mia stanza con otto posti letti a castello era diventata una irraggiungibile chimera. Non solo prezzi esorbitanti per luride case abitate da porci strafatti, ma nonostante gli sbattessi mazzette di contanti in faccia, i proprietari si divertivano a rimbalzarti e a chiedere altre esorbitanti cifre per agenzie immaginarie. Nel frattempo, sono sopravvissuto grazie a un amico e al suo terrazzo dove ho dormito per quasi un mese.
Ma ecco che mentre stavo per alzare bandiera bianca, l’intuito italiano viene fuori, lo spirito di adattamento che da Darwiniana memoria regola la sopravvivenza degli esseri viventi anche questa volta ha la meglio, e d’improvviso il vento cambia, e una stanza piccola, costosa ma senza lattina di birre abbandonate sul pavimento la trovo, e alla fine la mia vecchia faccia da cazzo in romagna dovrete aspettare fino a Ottobre per rivederla, nel frattempo ho un compito da terminare qui.

Classifica di metà anno (un pò meno temutissima)

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No se puede creer, non si può credere: siamo già a metà di questo straordinario ed irripetibile anno (non sono ironico).

Anche se ora vivo a Tenerife, non perdo le sane vecchie abitudini, anzi, ascolto ancora più musica di prima, anche se mi mancano fottutamente le mie amate Genelec.

Per i nuovi arrivati, questa è la mia personale classifica dei nuovi dischi di quest’anno, limitatamente ai primi sei mesi, ovviamente a fine Dicembre arriverà quella definitiva.

1)The XX – I See You. Qualcuno è rimasto deluso, invece io sono rimasto estasiato da questo disco, che dopo il progetto solista di Jamie, ha aggiunto sfumature danzerecce alle loro bellissime atmosfere sognanti.

Canzone: On Hold.

2)Perfume Genius – No Shape. Il disco del 2014 lo aveva fatto conoscere a tutto il mondo, questo, questo probabilmente avrà meno risalto, ma è di una intensità straordinaria. Sembrano quasi abbozzi di canzoni, ma arrivano diritte al cuore.

Canzone: Alan.

3)Roger Water – Is This The Life We Really Want? Non ci credeva nessuno che nel 2017 un ex-Pink Floyd facesse un disco, ed invece lo ha fatto, e con la complicità di Nigel Goodrich ha tirato fuori un lavoro molto convincente, con liriche incazzate, atmosfere  tra “Animals” e ” The Final Cut”.

Canzone: Deja Vù.

4)Elbow – Little Fictions. Giunti all’ottavo disco, la band inglese continua con il suo bellissimo modo di fare ottimi dischi e venire ignorati dalla massa. Sarebbe bello un mondo con meno Coldplay e più Elbow.

Canzone: All Disco.

5)The Flaming Lips – Oczy Mlody. E’ stato il primo disco uscito quest’anno, e sinceramente dopo gli ultimi lavori ero un pò restio ad ascoltarlo. Invece mi sono fatto coraggio e ho trovato questo flusso continuo psichedelico e nebbioso, filtrato all’impossibile, ma finalmente con le melodie di Wayne Coyne che conosciamo bene, un piccolo ritorno a Yoshimi.

Canzone: The Castle.

6)Mac deMarco – This Old Dog. Ovvero come fare sei dischi tutti uguali, ma tutti godibilissimi. Questo poi è veramente solare, dalla copertina, al mood di tutte le canzoni, il disco perfetto per bighellonare senza fretta nel sole di Giugno.

Canzone: Still Beating.

7)The New Year – Snow. A proposito di band che fanno sempre lo stesso disco, ma lo fanno benissimo. Come non amare i fratelli Kadane, un disco invernale, a partire dalla copertina.

Canzone: Snow.

8)Sam Amidon – The Following Mountain. Come fare un disco stupendo, e rovinarlo con due pezzi di free jazz che non c’entrano un cazzo e ti fanno diventare matto. Skippate la #2 e la #9 e avrete una delle migliori esperienze uditive dell’anno.

Canzone: Juma Mountain.

9)Bonobo – Migration. Non sono mai stato un forte ascoltatore di musica elettronica, ma quando è fatta così bene, non si può dargli atto che questo inglese dal nome scimmiesco sta facendo dei gran lavori. Per capirci siamo nel genere di Moderat, Four Tet, etc.

Canzone: Outlier.

10)Real Estate – In Mind. Anche qui siamo nel campo di Mac deMarco: si potrebbe quasi chiamare lounge music, atmosfere rilassate che anche se al quarto disco iniziano a dare i primi segni di stanchezza, non puoi fare a meno di apprezzare, sopratutto adesso che iniziano a strizzare l’occhiolino ai Yo la Tengo.

Canzone: Darling.

11)Feist – Pleasure.

12)Timber Timbre – Sincerely,Future pollution.

13)Mount Eerie – A crow Loocked at Me.

14)Dirty Projectors – Sincerely, Future Pollution.

15)Fleet Foxes – Crack-Up.

16)Conor Oberst – Salutations.

17)Alt-J – Relaxer.

18)Why? – Moh Lhean.

19)Sampha – Process.

20)Beach House – B-Sides & Rarities.

Ah, anche un sacco di dischidemmerda purtoppo, pure gente che amiamo:

Gorillaz – Humanz.

Sun Kil Moon – Common As Light And Love Are Red Valleys Are Blood.

Phoenix – Ti Amo.

AHNOHI -Paradise.

 

 

 

 

Segundo mes

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E’ incredbile come qui a Tenerife le giornate scorrano lente, eppure il tempo voli. Siamo già alla fine di Giugno e non mi ero nemmeno accorto che sono passati più di due mesi da quando sono qui.

Direi che mi sono ampiamente ambientato, la mia pelle ha raggiunto il colore di un marocchino e ho dimenticato cosa sono pantaloni lunghi e giubbotti. Ho girato l’isola da Nord a Sud e ogni volta mi riserva qualche piacevole sorpresa. Abbiamo avuto sole, vento (tanto) calima, ma mai pioggia. Ho perso dei chilometri fatti con il mio rottame di bici rossa, ho bucato, ho provato a riparla (e alla fine ho comprato una camera d’aria nuova). Ho migliorato il mio spagnolo (sempre poco dignitoso) ma ancora di più il mio inglese visto che qui in ostello è la lingua ufficiale. Ho conosciuto mille persone, alcune simpatiche, alcune meno, gente riservata, amiconi, e pure una pazza. Ho avuto una offerta di lavoro molto interessante ma ho rifiutato, chissà che non mi possa tornare utile in futuro.

Infine vi posso rivelare che ho avuto anche la mia prima “crisetta”. A un certo punto stavo per abbandonare, arrivavano le prime foto dell’estata italiana, e qui mi sentivo un pò isolato (ma và?!) ma per fortuna è passata e teniamo duro in questo avamposto di civiltà europea in mezzo all’oceano Atlantico.

Primero mes

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Ridi e scherza, ormai è già passato un mese dal mio trasferimento a Tenerife. Anche se la mia vita ha preso dei ritmi spagnoli di una lentezza imbarazzante, il tempo vola anche qui. Lavoro in un Hostel, una specie di villetta dove siamo più lavoratori che ospiti, piccola piscina sul retro, e vista oceano quando preparo il risotto alla sera. Mi sono comprato una bici che mi ha ridato un briciolo di libertà, che si è presto scontrata con le caratteristiche morfologiche di questa isola vulcanica. Il mio paese, El Medano, è un tranquillissimo paesino sul mare, nemmeno troppo turistico, metà preferita di windsurfers da mezza europa. Vita notturna zera, però la migliore spiaggia di sabbia (vera) dell’isola. Un ristorante su due è di italiani emigrati di recente, e i turisti sono prevalentemente vecchi inglesi in pensione che trincano pigramente nei bar sul lungomare sul tardo pomeriggio.

Il lavoro è veramente modesto e allora con la mia due ruote esploro il territorio sfidando salite infinite e terreni vulcanici scoscesi. Ho vinto la mia tradizionale riluttanza al freddo dell’oceano (che non è poi così freddo) e la paura degli squali. A circa 18km da qui c’è il centro di gravità del divertimento dell’isola: Los Cristianos che poi è attaccata a Las Americas che poi è attaccata a Costa Adeje. Insomma un pò come cattolica/riccione/rimini da noi.

Il problema è che è collegata con il temibile bus (detto guagua) 470 che impiega un ora per percorrere una distanza ridicola e che dopo le 20:30 di sera termina le corse.

In una incontrollabile voglia di sballo del Sabato sera mi sono ritrovato a dormire sulla panchina della stazione aspettando il primo bus del mattino, arrivato a casa alle 7:30, alle 8 ho iniziato il turno. Finchè non torno in romagna, sarà il mio primo e ultimo after isolano.

El Canario

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Ok, finalmente posso dirlo: la mia nuova vita 2.0 è ufficialmente iniziata.

Da una settimana ormai vivo a El Medano, piccolo paesino di Tenerife, una delle isole Canarie.

Ho lasciato lavoro, famiglia, affetti e gatto per stabilirmi qui, l’intenzione iniziale è di stare due/ tre mesi per vedere se si riesce a vivere qui e mandare definitivamente a fare in culo l’amata Italia.

E’ stata una lunga strada, frutto di paziente attese,  lunghe ricerche, studi approfonditi (grazie Cla per le lezioni di spagnolo) rinunce, incazzature e momenti di stress.

Ma finalmente sono qui. E’ Aprile ma siamo già a Giugno. Pantaloni lunghi e giubbotto e scarpe chiuso sono già un lontano ricordo. Ho fatto il primo bagno nell’oceano e mi sono stabilito nella mia nuova casa. Che poi è un ostello, e ci lavoro pure ( sempre grato a Workaway ) e questa è l’altra figata nella figata: ogni giorno gente nuova da tutto il mondo, nuove lingue, nuovi amici  e nuovi cibi.

Non so dove mi porterà questa nuova avventura, ma so che questi mesi di estate anticipata nell’isola me li ricorderò per tutta la vita.

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