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Classifica di una notte di mezza estate.

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The National – I Am Easy To Find
L’ultimo disco era meraviglioso anche se è stato stroncato, questo è decisamente un gradino sotto, e tutto questo uso di ospitate femminili lo vedo come un segno di irrobustire un album che con qualche canzone in meno sarebbe stato ancora più bello.
Vampire Weekend – Father of the Bride
Abbiamo aspettato sei anni per il nuovo disco, e purtroppo hanno perso per strada una delle due menti, quella più originale e che ne curava gli arrangiamenti. Il risultato è un bel disco, però troppo lungo, e senza’l’originalità che ne contraddistingueva la loro produzione.
Sharon Van Etten – Remind Me Tomorrow
Anche qui, siamo decisamente un gradino sotto quella meraviglia che era l’ultimo disco. Sharon ha virato verso il pop, verso la produzione patinata, e non credo sia stata una buona idea.
Broken Social Scene – Let’s Try After Vol.1
Broken Social Scene – Let’s Try After Vol.2
Ma che meraviglia questo collettivo canadese, sfornano dischi ed Ep nell’indifferenza generale ma senza sbagliare una canzone.
American Football – American Football 3
Per chi ha vissuto, consumato ed amato il primo disco quasi vent’anni fa, è un pò difficile pensare che questo trio continui a fare musica. La magia è sparita, ma il manico è rimasto, ed è subito drummer’s paradise.
Bill Callahan – Shepard in A Sheepskin Vest
Lo sapete tutti, è il mio eroe dai tempi Smog. Però è in piena crisi “Mark Kozelek”, dischi lunghissimi, scarni, quasi parlati. Si stava meglio quando lui stava peggio, adesso che è sposato con figli si vede che non soffre più. E si sente.
The Tallest Man On Earth – I Love You, It’s a Fever Dream
Lui invece è stato lasciato. E si sente. Un altro disco meraviglioso che cresce piano piano e ti conquista nella sua semplicità.
Cass McCombs – Tip Of The Sphere
Chiaramente non poteva fare un disco bello come quello prima (andate a recuperarlo). Comunque ci prova e a volte ci riesce (Sleeping Volcanoes)
Beirut – Gallipoli
Ormai non meraviglia più nessuno, ha perso molto del suono gitano, la produzione ha svoltato verso il pop, ma le atmosfere rimangono magiche.
Mercury Rev – Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited
Solo un bruciato come Jonathan Donahue poteva pensare di rifare un misconosciuto disco del 1968 con solo ospiti femminili alla voce. Meraviglia.
Lambchop – This (Is What I Wanted To Tell You)
L’idea di virare sull’elettronica e fare un intero disco col vocoder è stata meravigliosa. Peccato che hanno sentito il bisogno di farne un altro identico.
James Blake – Assume Form
Il nostro Jamesha smussato gli angoli, accorciato il minutaglie e scelto bene i campionamenti. Peccato per quei 2/3 pezzi col rapper del cazzo per vendere due dischi in più in America. Ovviamente quelli fanno cagare.
Karen O & Danger Mouse – Lux Prima
Karen O da un pezzo sembra essersi stancati dei suoi Yeah Yeah Yeah’s, e ora si diverte a fare dischetti del genere con gente a caso tipo Danger Mouse. 
Richard Hawley – Further
Uno dei grandi misteri della musica: perché nessuno (almeno fuori da UK) caga il buon Richard che continua a scrivere bellissimi dischi? Peccato solo per i pezzi caciaroni, quelli notturni sono uno spettacolo come sempre.
The Lemonheads – Varshons II
Evan Dando da anni ormai ha perso il treno che conta, però questo disco di cover è veramente godibile.
Damien Jurado – In The Shape Of A Storm
Un disco sussurrato per il nostro Damienone che ogni anno ci regala qualcosa di bello.
The Chemical Brothers – No Geography
Non c’è il singolone questa volta, però il livello è più alto e i pezzi meglio legato fra di loro.
Morrissey – California Son
Chissenefrega se il nostro eroe ultimamente è un pò sciroccato e magari anche poco ispirato se poi ci regalo questo dischetto di cover più o meno conosciute.
Calexico & Iron &Wine – Years To Burn
Due montagne che hanno partorito un topolino. Vabbè, una marmotta dai.
Better Oblivion Community Center – Better Oblivion Community Center
Ovvero Conor Oberst dei Bright Eyes più Phoebe Bridgers che fanno un dischetto pop. Fine.
Apparat – LP5
Grandissime aspettative, ma Sasha deve essersi addormentato mentre faceva il disco.
Mac De Marco – Here Comes The Cowboy
Primo passo falso della sua carriera, a volte sarebbe meglio aspettare un pò invece di fare uscire un disco all’anno.
Lamb – The Secret Of The Letting Go 
Primo pezzo che ti fa volare. Poi vola nel dimenticatoio.
Sun Kil Moon – I Also Want To Die In New Orleans
Ormai se non fa tre dischi all’anno con pezzi di 20 minuti dove parla che il vicino ha comprato il detersivo sbagliato non è contento.
 

Here we go again.

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La vita è strana, sono stato inchiodato per 20 anni nello stesso posto di lavoro, mentre gli ultimi tre anni ho girovagato peggio di uno zingaro. Sempre con precedenza alle isole, ovviamente. E mentre ora vorrei essere tra lande bavaresi, ora mi ritrovo nel mezzo del Mediterraneo.

Il culo secco è già a Ibiza da un mese, ho festeggiato degnamente qui il mio compleanno, ho dormito in un divano aspettando che il mio (carissimo) appartamento fosse pronto, ho girato con la mia e-bike come un criceto, e ho fatto già a tempo a rompermi i coglioni, figuriamoci come arrivo a fine Ottobre.

Però ci siamo: domani mattina inizio il primo giorno di lavoro in hotel, mercoledì mi danno le chiavi del piso, e il socio è atterrato oggi.

I buoni propositi sono tanti, quasi sempre non rispettati, Le cattive abitudini, quasi sempre appagate.

io non ti cerco
io non ti aspetto
ma non ti dimentico.

Vagabondi digitali.

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Dove eravamo rimasti? Che ero dovuto fuggire anzitempo dalla prigione dorata canaria, per incompatibilità igienica. Il che mi ha presentato due grossi problemi:  il primo che sono tornato prima che sia finito l’inverno italiano, il secondo che o decisamente troppo tempo libero prima che inizi la stagione balearica.

In parole povere mi sto veramente rompendo le palle, e le ore davanti al laptop si sprecano, il corso di tedesco è già finito, fuori non è freddissimo, ma più di un paio d’ore il mio fisico non resiste, gli amici lavorano, e allora ho approfittato per fare un paio di weekend fuori porta, la classica Bologna, e finalmente Roma dopo tanto tempo, passando da Siviglia tornando da Las Palomas.

Purtroppo devo dire che entrambe sono state deludenti, nemmeno il Colosseo mi stimola più, e dopo un paio di giorni non vedevo già l’ora di tornare a casa.

Ormai sono già con la mente a Ibiza, anche se sono colpevolmente in ritardo con la ricerca dell’appartamento, e questa cosa mi sta rendendo nervoso e quasi sicuramente determinerà la mia partenza anticipata. Nel frattempo sto per fare una mattata, diciamo un regalo di compleanno anticipato, ne parlerò nel prossimo post.

Esilio Canario

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Ebbene si, come ogni inverno, ormai il terzo di fila, come una rondine, anzi un canarino, passo il mio inverno in queste tiepide latitudini.

Quest’anno volevo cambiare e ho deciso che la capitale di Gran Canaria, Las Palmas sarebbe stata la mia destinazione. Solito giochetto del Workaway, solite canottiere e calzoncini in valigia.

Purtroppo però, le mie aspettative sono andate deluse. Complice anche una intricata situazione sentimentale germanica finita assai male, sono atterrato qui col morale a terra e probabilmente ripartirò con la stessa sensazione. Certo non ha aiutato il tempo infame, più simile all’Irlanda che alle isole Canarie, e sopratutto ha influito la pessima scelta dell’ostello dove offrire i miei servigi a titolo gratuito. Una specie di comune gestita da una frikkettona italiana coi dredd e che dopo dieci giorni è partita in vacanza lasciandomi in mano il destino della struttura. E tra volontari fantasma, terroni con voglia di lavorare pari a zero, gente squilibrata, ospiti morosi e sopratutto gente con poco senso della pulizia, non posso fare altro che alzare bandiera bianca e tornare prima del previsto nelle fredde lande adriatiche, sperando i giorni della merla siano già passati, e che il sapone non sia un oggetto non identificato.

1)Ben Howard – Noonday Dream

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Ho veramente fatto fatica quest’anno a decidere chi dovesse finire al numero 1. Per mesi ci sono stati i Beach House, ma il loro disco era incompleto. Per molto altro tempo i Car Seat headrest, ma quello è un disco di 5 anni fa ri-registrato. Alla fine ho deciso per questo bellissimo lavoro, se non altro perché ha la canzone più bella dell’anno e ogni volta che la ascolto non posso fare a meno di commuovermi. In realtà questo lavoro è un gradino sotto al precedente: forse il più underrated disco degli ultimi 10 anni, e ci sono un pò troppi tempi morti, ma la classe non è acqua, e qui sembra di essere a Venezia. Per chi è orfano di Jeff Buckley, a chi piacciono le chitarre suonate coi controcazzi, le atmosfere oniriche, i fingerpicking, e i violoncelli, questo è il vostro disco.
Canzone: Someone in The Doorway.

2)Amen Dunes – Freedom

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Questo disco è stato per me l’equivalente di quello di Cass McCombs nel 2016. La colonna sonora perfetta per viaggiare, camminando per strane che non conosci facendo elucubrazione sulla vita, l’universo e tutto quanto. Un lungo flusso fatto di mid-tempo, melodie irresistibili, arrangiamenti essenziali ma preziosi, e atmosfere sognanti. A dargli man forte ci sono musicisti dal nome sconosciuto ma dal pedigree notevole: il batterista già con Jeff Buckley, Antohony e Cass McCombs è una garanzia  di successo, ma anche gli altri musicisti danno il loro contributo essenziale.

Canzone: Freedom

3)Beach House – 7

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Si chiama 7 perché è il settimo album, più tutte le altre mischiate sul numero “magico”. Ma questa è la parte di cui non ci frega un cazzo.Quello che ci interessa è che il nostro duo (quasi-trio) non sbaglia mai un colpo.
Prodotto da Sonic Boom, parte alla grande con uno dei pezzi più veloci della loro discografia, ma la parte migliore è quando si fonde con il secondo pezzo, lo sapete che vado matto per le canzoni “collegate”. Da qui in poi si parte a sognare con le loro atmosfere sospese, i riverberoni, i tappeti sonori di Victoria LeGrand, e i sapienti arpeggi di Alex Scally.
Peccato per il pezzo cantato in francese, se n’è poteva fare volentieri a meno. Brutta la copertina (come al solito, tranne Bloom), in generale un gradino sopra l’accoppiata che uscì nel 2015, ma uno sotto a Bloom e Teen Dream.
Canzone: Dive.

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