E’ tempo di classifiche, è tempo di Suntori.

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Odio il natale, ma amo le tradizioni. E per uno come me che si ciba di musica (e torte) questo è il momento dell’anno in cui pubblico la classifica di quelli che per me sono stati i dischi più belli dell’anno.

Che anno è stato? Non particolarmente bello, con qualche nome grosso che non ha mantenuto le attese. Tanti dischi di cover (stranamente ben riusciti) , ma il leit-motiv è stato quasi per tutti quello di inserire una o più voci femminili. Sembra che si sono quasi messi d’accordo, ma la metà degli album ha questa caratteristica.

Un paio di dischidemmerda, tipo M83 e Why?. Altra mondezza tipo Ariana Grande o Lil sticazzi, o Kanye West, nemmeno la calcolo.

Ciao Pazz

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Questa calma ottombrina post stagione, è stata bruscamente interrotta da uno di quegli eventi che ti cambiano la vita: un amico che non c’è più.

Sono stato colpito da lutti familiari in giovane età, non posso dire di esserci abituato, ma la corazza già spessa di suo, lo diventò ancora di più. In più le odierne misure di sicurezza automobilistiche, le cinture, l’abs, gli airbag, hanno fatto in modo che la mia generazione, a differenza di quella precedente, non ha dovuto piangere i “morti del sabato sera” che tanto andavano di moda da queste parti negli anni ’80.

Ma il triste mietitore non da appuntamento, passa quando vuole, e prende chi gli pare, anche se è ancora giovane, ha figli, ed è la persona più buona dell’universo.

Rimangono i bei ricordi passati insieme, le mille cazzate condivise, le gite, i capodanni e le sbronze, qualche foto ancora analogica, la sabbia del Sahara, i dubbi esistenziali su quello che eravamo e su quello che saremmo diventati, puntualmente disattesi.

Ciao Pazz.

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Mentre scrivo queste righe ho già il mio culo secco appoggiato nella mia poltrona preferita, e il gatto che si aggira e ogni tanto si strofina sulla mia gamba. La mia tazza preferita col caffè fumante, e i miei biscotti vegani finalmente cotti tramite un cazzo di forno che non avete idea di quanto mi sia mancato anche se era estate e facevano trenta gradi.

Tutto questo preambolo per tranquillizzarvi, lo so che ci tenete alla mia salute, e che dopo il solito viaggio della speranza sono sbarcato in Italia. E non è un modo di dire, visto che di traghetti come al solito ne ho dovuto prendere due, di cui uno con venti ore di viaggio.

La novità quest’anno è stata che ho fatto una rotta alternativacercando di concentrare la trasferta in due giorni invece di tre. Greta non ne sarebbe stata contenta, visto che dopo il primo traghetto per Denia, mi sono sparato sei ore di autostrade spagnole (con paesaggi meravigliosi degni dei nostri spaghetti western) per arrivare a Barcellona nello stesso giorno per poi prendere il secondo traghetto verso Civitavecchia.

Venti ore infinite di rottura di coglioni, un cacio & pepe ed una litigata al ristorante, e poi altre quattro ore di guida col fido tre cilindri, e alle due di notte ero a casa, valigie e pianta di Agave compresi. Ora mi aspetta il solito riposo del guerriero in attesa di nuove avventure, vediamo se quest’anno riusciamo ad evitare le Canarie.

IMG_5155Non posso credere che questa terza avventura nell’isola pitiusa sia già terminata. Come sempre è stata un vortice di emozioni, e come sempre ad ogni picco positivo, ne è seguito un altro negativo della stessa entità. Non dimentirò mai le difficoltà per trovare un appartamento ad un prezzo decente, un mese intero dormendo nel divano di Filippo in attesa che il piso fosse disponibile, il panico del primo giorno di lavoro pensando di aver dimenticato tutto quello che avevo imparato, le solite multe che arrivano quando meno te l’aspetti, i clienti pazzi e quelli incontentabili, gli orribili pasti carnivori in mensa fatti di patate fritte ed insalata, e i turni infiniti fino a mezzanotte.

Ma come non dimenticare i meravigliosi day-off nella mia spiaggia preferita, io che cavalco la mia e-bike con le cuffie nelle orecchie lungo il mare scansando inglesi malvestiti che si dirigono all’Ocean beach, le infinite bottiglie di rosado al Kiosko, i cieli tersi, i colori vivi, il venticello che attraversa l’appartemento, le trombate a caso da ubriaco, gli amici che mi sono venuti a trovare, e tutto quello che quest’isola dalle mille opportunità ti può offrire, ma anche togliere quando più gli piace.

Grazie ai capricci di un nuovo direttore zelante, quest’anno finisco prima, provo un nuovo tragitto nel viaggio della speranza per l’Italia, e se all’inizio mi giravano le palle per questa fine anticipata, alla fine tornare un mese prima a vedere il gatto e usare il forno non è affatto una brutta idea, ora riposo (poco) e penso a nuove idee per il futuro prossimo e forse anche per l’anno nuovo. Hasta luego Ibiza.

Classifica di una notte di mezza estate.

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The National – I Am Easy To Find
L’ultimo disco era meraviglioso anche se è stato stroncato, questo è decisamente un gradino sotto, e tutto questo uso di ospitate femminili lo vedo come un segno di irrobustire un album che con qualche canzone in meno sarebbe stato ancora più bello.
Vampire Weekend – Father of the Bride
Abbiamo aspettato sei anni per il nuovo disco, e purtroppo hanno perso per strada una delle due menti, quella più originale e che ne curava gli arrangiamenti. Il risultato è un bel disco, però troppo lungo, e senza’l’originalità che ne contraddistingueva la loro produzione.
Sharon Van Etten – Remind Me Tomorrow
Anche qui, siamo decisamente un gradino sotto quella meraviglia che era l’ultimo disco. Sharon ha virato verso il pop, verso la produzione patinata, e non credo sia stata una buona idea.
Broken Social Scene – Let’s Try After Vol.1
Broken Social Scene – Let’s Try After Vol.2
Ma che meraviglia questo collettivo canadese, sfornano dischi ed Ep nell’indifferenza generale ma senza sbagliare una canzone.
American Football – American Football 3
Per chi ha vissuto, consumato ed amato il primo disco quasi vent’anni fa, è un pò difficile pensare che questo trio continui a fare musica. La magia è sparita, ma il manico è rimasto, ed è subito drummer’s paradise.
Bill Callahan – Shepard in A Sheepskin Vest
Lo sapete tutti, è il mio eroe dai tempi Smog. Però è in piena crisi “Mark Kozelek”, dischi lunghissimi, scarni, quasi parlati. Si stava meglio quando lui stava peggio, adesso che è sposato con figli si vede che non soffre più. E si sente.
The Tallest Man On Earth – I Love You, It’s a Fever Dream
Lui invece è stato lasciato. E si sente. Un altro disco meraviglioso che cresce piano piano e ti conquista nella sua semplicità.
Cass McCombs – Tip Of The Sphere
Chiaramente non poteva fare un disco bello come quello prima (andate a recuperarlo). Comunque ci prova e a volte ci riesce (Sleeping Volcanoes)
Beirut – Gallipoli
Ormai non meraviglia più nessuno, ha perso molto del suono gitano, la produzione ha svoltato verso il pop, ma le atmosfere rimangono magiche.
Mercury Rev – Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited
Solo un bruciato come Jonathan Donahue poteva pensare di rifare un misconosciuto disco del 1968 con solo ospiti femminili alla voce. Meraviglia.
Lambchop – This (Is What I Wanted To Tell You)
L’idea di virare sull’elettronica e fare un intero disco col vocoder è stata meravigliosa. Peccato che hanno sentito il bisogno di farne un altro identico.
James Blake – Assume Form
Il nostro Jamesha smussato gli angoli, accorciato il minutaglie e scelto bene i campionamenti. Peccato per quei 2/3 pezzi col rapper del cazzo per vendere due dischi in più in America. Ovviamente quelli fanno cagare.
Karen O & Danger Mouse – Lux Prima
Karen O da un pezzo sembra essersi stancati dei suoi Yeah Yeah Yeah’s, e ora si diverte a fare dischetti del genere con gente a caso tipo Danger Mouse. 
Richard Hawley – Further
Uno dei grandi misteri della musica: perché nessuno (almeno fuori da UK) caga il buon Richard che continua a scrivere bellissimi dischi? Peccato solo per i pezzi caciaroni, quelli notturni sono uno spettacolo come sempre.
The Lemonheads – Varshons II
Evan Dando da anni ormai ha perso il treno che conta, però questo disco di cover è veramente godibile.
Damien Jurado – In The Shape Of A Storm
Un disco sussurrato per il nostro Damienone che ogni anno ci regala qualcosa di bello.
The Chemical Brothers – No Geography
Non c’è il singolone questa volta, però il livello è più alto e i pezzi meglio legato fra di loro.
Morrissey – California Son
Chissenefrega se il nostro eroe ultimamente è un pò sciroccato e magari anche poco ispirato se poi ci regalo questo dischetto di cover più o meno conosciute.
Calexico & Iron &Wine – Years To Burn
Due montagne che hanno partorito un topolino. Vabbè, una marmotta dai.
Better Oblivion Community Center – Better Oblivion Community Center
Ovvero Conor Oberst dei Bright Eyes più Phoebe Bridgers che fanno un dischetto pop. Fine.
Apparat – LP5
Grandissime aspettative, ma Sasha deve essersi addormentato mentre faceva il disco.
Mac De Marco – Here Comes The Cowboy
Primo passo falso della sua carriera, a volte sarebbe meglio aspettare un pò invece di fare uscire un disco all’anno.
Lamb – The Secret Of The Letting Go 
Primo pezzo che ti fa volare. Poi vola nel dimenticatoio.
Sun Kil Moon – I Also Want To Die In New Orleans
Ormai se non fa tre dischi all’anno con pezzi di 20 minuti dove parla che il vicino ha comprato il detersivo sbagliato non è contento.
 

Here we go again.

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La vita è strana, sono stato inchiodato per 20 anni nello stesso posto di lavoro, mentre gli ultimi tre anni ho girovagato peggio di uno zingaro. Sempre con precedenza alle isole, ovviamente. E mentre ora vorrei essere tra lande bavaresi, ora mi ritrovo nel mezzo del Mediterraneo.

Il culo secco è già a Ibiza da un mese, ho festeggiato degnamente qui il mio compleanno, ho dormito in un divano aspettando che il mio (carissimo) appartamento fosse pronto, ho girato con la mia e-bike come un criceto, e ho fatto già a tempo a rompermi i coglioni, figuriamoci come arrivo a fine Ottobre.

Però ci siamo: domani mattina inizio il primo giorno di lavoro in hotel, mercoledì mi danno le chiavi del piso, e il socio è atterrato oggi.

I buoni propositi sono tanti, quasi sempre non rispettati, Le cattive abitudini, quasi sempre appagate.

io non ti cerco
io non ti aspetto
ma non ti dimentico.

Vagabondi digitali.

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Dove eravamo rimasti? Che ero dovuto fuggire anzitempo dalla prigione dorata canaria, per incompatibilità igienica. Il che mi ha presentato due grossi problemi:  il primo che sono tornato prima che sia finito l’inverno italiano, il secondo che o decisamente troppo tempo libero prima che inizi la stagione balearica.

In parole povere mi sto veramente rompendo le palle, e le ore davanti al laptop si sprecano, il corso di tedesco è già finito, fuori non è freddissimo, ma più di un paio d’ore il mio fisico non resiste, gli amici lavorano, e allora ho approfittato per fare un paio di weekend fuori porta, la classica Bologna, e finalmente Roma dopo tanto tempo, passando da Siviglia tornando da Las Palomas.

Purtroppo devo dire che entrambe sono state deludenti, nemmeno il Colosseo mi stimola più, e dopo un paio di giorni non vedevo già l’ora di tornare a casa.

Ormai sono già con la mente a Ibiza, anche se sono colpevolmente in ritardo con la ricerca dell’appartamento, e questa cosa mi sta rendendo nervoso e quasi sicuramente determinerà la mia partenza anticipata. Nel frattempo sto per fare una mattata, diciamo un regalo di compleanno anticipato, ne parlerò nel prossimo post.


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