Archivio per gennaio 2012

Let it snow

Preso da frenetico shopping compulsivo e infinita noia invernale, e incitato in modo insano da Geppo sono caduto nella trappola di aggiornare il software del caro Macbook. Ovviamente quello a pagamento, visto che gli altri li fa da solo. In realtà ero indietro di ben due generazioni visto che ancora ero Leopard mentre adesso siamo nell’età del Lion.

La sfiga (o la fortuna) è che non si può passare direttamente al leone, ma bisogna passare prima per Snow Leopard, un pò come passare per Vicolo Stretto sul Monopoli. E la cosa assurda è che costa di più aggiornarsi al sistema operativo più vecchio.

Sarà per tirchieria, sarà perchè i nuovi OS mi hanno sempre fatto paura, io intanto mi sono comprato lo Snow, e direttamente dal sito per ventinove sudati euri spese di spedizione comprese.

In due giorni il corriere mi ha consegnato il plico e stasera ho installato il DVD. Tempo impiegato 45 minuti e adesso sono un felice 10.6.

Che poi felice fino a un certo punto visto che sembra tutto uguale a prima e mi è rimasta un leggera sensazione di aver buttato ventinove euro che non finiranno più nelle tasche di Steve. Speriamo ne facciano buon uso.

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Ok, finita la scorpacciata di classifiche, si torna a parlare dei cazzi miei, che in questi tempi di facebook, tweeter e vari social network va sempre di moda.

Dopo anni in cui ho meditato, sognato, e avuto paura di intraprendere l’avventura di andare a vivere da solo, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, a Dicembre si è presentata l’occasione di farlo.

Ed era una di quelle occasioni che non si può rifiutare, come disse Michael Corleone. E difatti dopo un paio di giorni di rimuginamenti ho detto di si.

Insomma in teoria adesso ho una casa tutta mia. E’ piccola ma molto carina, un bilocale di recente costruzione con il parquet che a me piace tanto e coi termosifoni di quelli lunghi che scaldano in un attimo. E’ praticamente già arredata e dotata di utensili, piatti e padelle. L’unica cosa che ho comprato è stato il letto Ikea a due piazze che ho sempre desiderato e mai ho avuto perchè non entrava nelle mie camerette del cazzo.

In realtà ho comprato un proiettore supa-fico ma se ho voglia ne parlerò in un altra occasione. Il bello è che adesso che ho questa casa, praticamente non ci vado mai. Credo sia il destino di questa abitazione visto che anche il precedente propietario faceva un pò come me. Chi ha il pane non ha i denti, chiamatemi bamboccione, ma uscire dal dolce nido materno non è così facile, sopratutto se si è abituati ad avere il lavoro a un km da casa e girare in bicicletta e ci si ritrova ad abitare in un piccolo borgo in mezzo alle colline di campagna. E per carità, io amo la natura, ma sono sicuramente più cittadino che rurale.

Ora cerchiamola di renderla il più confortevole possibile e sopratutto sentirla più mia possibile, domani inizia il cineforum, chissà che non sarà il primo passo.

1

bon iver

Bon Iver – Bon Iver

Chi mi conosce sapeva già che sarebbe stata questa la prima posizione. E’ stato il disco più ascoltato su iTunes, Sull’iPod, in auto mentre percorrevo l’A14, e in cuffia mentre passeggiavo per le spiaggie di Corralejo.

Non è un disco facile, e ci ho messo qualche mese per capirlo in fondo. Anche perchè a differenza del minimalismo del primo disco, qui il vecchio Vernon ci ha dato dentro con la produzione: non credo che 40 tracce siano bastate,troviamo i fiati, le steel guitars, le doppie casse, i tromboni, i synth e le doppie batterie che a me fanno impazzire, lo sapete già.

Ogni pezzo prende il nome da una città del mondo, quasi sempre storpiato, o con lo stato sbagliato. Il primo, “Perth” è da lasciare senza fiato, con aperture improvvise e fragori di doppie casse. Il secondo, “Minnesota,WI” ti fa sognare sopra arpeggi di chitarre e banjo, e due batterie che si rincorrono senza darsi fastidio, ma completandosi a vicenda. Poi arriva “Holocene”, forse il pezzo più tradizionale, basato su un arpeggio di chitarra e sul suo classico falsetto in una atmosfera sognante.

Dopo un inizio così, si poteva anche concludere il disco, infatti nella parte centrale si siede un pò. A differenza di “For Emma, Forever Ago” dove non c’era un pezzo debole, qui ne troviamo 3 o 4 che nulla aggiungono al risutato finale,ma servono solo per arrivare a un minutaggio decente.

E propio quando pensi che il disco sia una mezza delusione, dopo un inizio così sfavillante, arriva un altro capolavoro come “Calgary”, forse il pezzo più bello che Bon Iver abbia mai scritto. Si apre con un tappeto di synth sognanti, poi arriva il classico falsetto raddoppiato, e poi entra la prima batteria, seguita dalla seconda come un ombra, ma che ogni tanto si sgancia per far sentire che c’è. Arrivato il primo bridge, la canzone cambia completamente e il canto si fa disperato, arrivano i cori, le chitarre distorte e chi più ne ha più ne metta. Una volta finita la tempesta, si torna a una semplice chitarra acustica che chiude il pezzo. Anche le ultime due canzoni,di cui una che puzza di anni’80, sono praticamente inutili, anche perchè dopo un pezzo del genere sfigurebbe qualsiasi cosa.

Alla fine quindi il valore stellare di quattro canzoni,nonostate la parte centrale abbassi la media, riesce a portare questo disco al primo posto del mio 2011 musicale. Buon Inverno.

Canzone: Calgary

2

Iron & Wine – Kiss Each Other Clean

Come si faceva a non mettere in cima alla classifica un disco perfetto come questo? Dieci brani di perfezione in bilico tra il folk, le barbe, e l’indie rock. Dieci piccoli gioielli di canzoni suonati bene e arrangiati ancora meglio. La cosa assurda è che mi pare di non averlo visto in nessuna classifica di fine anno, mah, sarò strano io.
C’è poco da spiegare in questo disco, è la semplicità, la melodia, le camicie a scacchi, le barbe lunghe, i campi del Tennesse, le chitarre acustiche, gli amori passati, e quelli che verranno. Questo disco invece rimarrà.
Canzone: Tree By The River

3

Mogwai – Hardcore Will Never Die.
Ci sono dei dischi che ti prendono bene già  dalla copertina. A volte prendi delle cantonate, ma a volte rende propio giustizia. E dire che dopo gli ultimi lavori avevamo perso un pò le speranze, i Mogwai stavano continuando a fare lo stesso disco da anni con l’unica differenza che ogni volta alzavano un pò di più il volume degli amplificatori.
Per fortuna questa volta hanno ritrovato l’ispirazione dei primi dischi rallentando il tempo, abbassando i Marshall e divertendosi nuovamente con synth e vocoder,che spesso si litigano lo spazio delle chitarre.
La produzione è quella giusta, il mixaggio non è mai pesante e la batteria non è umiliata dalle chitarre come negli ultimi dischi, bentornati Mogwai.
Canzone: Rano Pano.


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