Archivio per marzo 2011

Spring.

Ci siamo. L’abbiamo scampata anche questa volta. Forse è stato un pò più gentile quest’anno, però è stato duro come solo sa essere un generale. E se il mio fisico ha tenuto botta è stato solo grazie alla rigorosa dieta delle arance che ho brevettato quest’anno e sicuramente riproporrò quello venturo.
Il 21 ormai è passato, come pure la focheraccia che purtroppo questa volta ho saltato causa concerto Minaccioso. Credo che mi mancherà, perchè quell’atmosfera fumosa aveva un qualcosa di magico e mandare simbolicamente affanculo il generale è qualcosa  che appaga l’anima.
Nel frattempo ho rispolverato la bicletta dal garage, nel mondo è scoppiata un altra guerra, e l’albero davanti alla mia finestra ha i rami impreziositi dalle gemme, in Giappone sta finendo il mondo e nella mia camera finalmente il sole riesce ad entrare con i suoi raggi obliqui.
Diciamo che sono felice.

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127 Hours.

C’è una specie di parallelismo che accomuna 127 Hours a Into The Wild. Entrambi erano stati presentati tanto tempo prima, e per entrambi c’era molta attesa, almeno da parte mia. Poi sono tratti da storie realmente accadute, e tutt’e due i film si concludono con una fotografia del vero personaggio. In tutti e due si dà largo spazio alle immagini mozzafiato dei grandi paesaggi americani, e in entrambi la colonna sonora ha una parte da protagonista nell’economia del film.
Ma a parte le analogie, bisogna dire che Danny Boyle difficilmente sbaglia un film anche se la scelta di James Franco non mi ha pienamente convinto. Il difficile era fare un film d’azione dove il protagonista rimane bloccato nello stesso posto per i tre quarti del film. E qui forse c’è la parte che meno mi convince: non si vede mai la disperazione per la condanna a morte certa, nè il dolore che dovrebbe provocare un masso da una tonnellata che ti schiaccia il braccio.
Ovviamente grande risalto alle scene dove lui si taglia il braccio con arnesi rudimentali e primi piani scioccanti di nervi fatti saltare come fossero elastici.
Ma la parte migliore è indubbiamente il finale, con la musica azzeccatissima dei Sigur Ros ad accompagnare la risalita dagli inferi del canyon e l’umanità che finalmente si accorge di lui e se ne prende cura.
Non vi nascondo che una lacrimuccia lì è scesa, ma tranquilli, non mi sono fatto vedere da nessuno.


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