Archivio per ottobre 2017

The Road.

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Ho lasciato Tenerife piangendo come un capretto, mentre ho lasciato Ibiza esultando come un tifoso della Lazio. Qualcosa vorrà pur dire no?

Ma mentre mi stavo già pregustando le ventinove ore di traghetto per tornare nella mia amata patria, un fattore esterno mi ha costretto a fare qualcosa che avevo giurato di non fare mai più: ovvero guidare da Barcellona fino a casa per totali 1200km.

Quindi alla fine di traghetto ho preso solo quello fino a Barcellona, e lì sono rimasto per quattro notti facendo un pò il turista, e un pò immaginandomi com’è vivere a Gracia, che era il quartiere dove era situato l’ostello dove vivevo.

Mi è bastato poco per capire che Barcellona e le auto non vanno daccordo: nessuna possibilità di parcheggio, e macchina scassinata già la prima notte. Ma ero talmente preso bene dall’essere fuggito da Ibiza e dal bar Tornado che il mio umore non ne ha risentito. Stare in ostello mi ha ricordato i bei tempi dell’AloeVera a Tenerife, e sono rimasto quasi sempre dentro per gustarmi tutte le buone vibrazioni che giravano intorno.

Arrivato il mio amico, si parte per la Francia, attraversando velocemente il confine e i Pirenei e guidando per più di sei ore arriviamo a Nizza. E’ già notte, e anche qui parcheggiare è un impresa. L’ostello si rivela un vecchio hotel di infima categoria, quindi andiamo subito a cercare una pizzeria. Con sommo sbigottimento ce la portano quadrata, non ci scoraggiamo e proviamo ad andare a bere, ma al primo bar ci spengono la luce appena entriamo cacciandoci, mentro nel secondo non ci fanno neppure entrare perchè secondo al tizio alla porta non piace la nostra attitudine.

Già odiavo i francesi prima, ma dopo questa dimostrazione di affetto guido felice verso il confine italiano, e mi fiondo a Bordighera per mangiare finalmente la focaccia e per vedere i luoghi di Monet e di un libro che mi sta a cuore. Riesco solo nel primo intento perchè il compagno di viaggio spinge per visitare Genova nonostante gli dica che faccia cagare rispetto ad altri meravigliosi posti della Liguria. Un altro hotel merdoso, un giro nella città vecchia col terrore di essere rapinati, una sbronzetta, ed già ora di ripartire non senza avere fatto scorta di focacce di recco.

La strada da tortuosa si fa sempre più ritta, i viadotti sospesi piano piano diventano ampie pianure, il sole fa spazio alla nebbia prima, alla pioggia poi, per poi ritornare quando ci riavviciniamo alla costa adriatica.

Sei mesi sono passati, ho vissuto in due isole, ho mangiato cose inenarrabili, incontrato mostri, ne ho passate di ogni, ma ora sono a casa.

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Ibiza i love you but you’re bringin’ me down

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Cose positive: oggi è il primo Ottobre e oggi ho pranzato (alle 6 del pomeriggio) in riva al mare e in braghe corte.

Cose negative: Ancora non ho capito quando potrò levarmi dal cazzo da questa isola di rimasti.

Mentre già stavo pregustando di tornare nel meraviglioso stivale, il destino ha voluto farmi andare a lavorare a Settembre in un bar nel Nord della isola. Tutto bene fin qui, se non fosse che questo lavoro è arrivato a tempo scaduto, che il posto è tutt’altro che l’ombelico del mondo di Ibiza, che devo guidare mezz’ora per arrivarci da San Antonio dove vivo, e altre amenità che vi risparmierò.

Vi dico solo che io, vegetariano e salutista convinto, sono costretto a preparare gin tonic, patate fritte e sopratutto kebab, che mi viene da vomitare solo a scriverlo.

Non tutti i mali vengono per nuocere tuttavia, ho imparato un altro mestiere (troppo simile ahimè a quello precedente però) e messo via qualche altro soldino per il prossimo viaggio. Solo che per il momento non vedo l’ora di imbarcarmi nel prossimo traghetto per andare a dormire col mio gattaccio.

 


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