Archivio per giugno 2016

Tempo di classifiche.

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Lo so che fa brutto, ma Venerdì siamo già a metà di questo disgraziato 2016. Un anno pieno di morti celebri, di poche gioie ma anche di tanti buoni propositi. E Siccome a noi ci piacciono le tradizioni, come sempre ecco a voi la classifica dei migliori dischi usciti in questi primi sei mesi.

1)ANOHNI – Hopelessness

Antony ha cambiato tutto: sesso, nome, band, genere. Ma finalmente è tornata l’ispirazione. Un disco completamente elettronico dove svettano almeno 4 pezzi ai livelli dei primi dischi.

2)Car Seat Headrest – Teens of Denial

Per adesso gruppo rivelazione dell’anno. Un garage rock un po sbilenco, echi di Pavement, di Pixies, di Yuck in un disco fresco, fatto di pezzi a volte anche lunghissimi, ma che non stanca mai.

3)Jesu/Sun Kil Moon – Jesu/Sun Kil Moon

Il disco più strano fino a adesso. Il nostro eroe Mark Kozelek nella sua iper-produttività sforna questo lavoro insieme a Jesu (ex Godflesh) e ti spiazza con i primi pezzi fatti di riffoni metal-slowcore ed altri di spoken world sopra tappeti ambient.

4)David Bowie – Blackstar

L’ho ammetto: non sono mai stato un suo fan, e la sua morte all’inizio dell’anno mi sta facendo riscoprire alcuni suoi vecchi lavori, e anche questo suo testamento musicale dove Mark Giuliana svetta alla batteria e Donny McCaslin al sax.

5)Moderat – III

Quello che tocca Apparat diventa oro, sia quando fa dischi da solo, sia quando il progetto è insieme a Modeselektor.

6)Band of Horses – Why are you ok

Si sono un persi, tra mille progetti paralleli, e dischi pochi ispirati, ma questo ha dei bei raggi di sole, un po come nella copertina estiva.

7)M.Ward – More Rain

Fa sempre il suo sporco mestiere di menestrello folk moderno, l’unica colpa è quella di fare sempre lo stesso film.

8)Ben Harper & The Innocent Criminals – Call It What It Is

Finalmente il vecchio Ben torna alla band originale e il risultato si sente subito. L’unico pezzo brutto è il singolo.

9)Eleanor Friedberger – New View

Dopo la separazione dai Fiery Furnaces, ormai è lanciatissima verso la carriera solista. Meglio del secondo disco ma peggio del primo.

10)Damien Jurado – Vision of us on the Land

Il nostro omone from Settle è sempre una garanzia, anche quando fa un disco come questo dove il focus si è perso per i boschi .

11)Hammock – Everything and Nothing

Nonostante facciano lo stesso disco dal 2005 io ne sono completamente ipnotizzato. Musicaperguidaredinottementrepiove.

12)M83 – Junk

La maledizione di fare un disco dopo un doppio meraviglioso è difficile da combattere. I francesi provano a cambiare mira ma gli anni 80 non sono così convincenti.

13)Minor Victories – Minor Victories

Di solito i supergruppi non funzionano mai.Slowdive, Mogwai, Editors, Sun Kil Moon, Twilight Sad. Di carne al fuoco ce n’è tanta, ma non sempre si cuoce bene. Forse è proprio la voce di Rachel Goswell a guastare la pietanza.

14)Peter, Bjorn and John – Breakin’ Point

Questi svedesi ci sanno fare, ogni due anni riescono a sfornare un dischetto pop innocuo ma che ti si attacca alle orecchie. Anche senza fischio.

15)James Blake – The Colour in Anything

Che dire, il disco è bello. Però è troppo lungo, troppo difficile, ci vorranno almeno cinque anni per digerirlo e capirlo fino in fondo. Ovviamente il momento migliore è quando c’è Bon Iver.

No, non ci sono i Radiohead, visto che a me “A Moon Shaped Pool” fa cagare.

Beaches Brew

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Finalmente, al sesto tentativo ce l’ho fatta ad andare al Beaches Brew, che per quei pochi che non lo sapessero, è il festival che organizza l’Hana-bi tutti gli anni in questo periodo.

Ok, facciamo un passo indietro, per quei quattro gatti che non lo sapessero, l’Hana-bi è un luogo-nonluogo a Marina di Ravenna, un ora e mezza da casa mia, un posto in spiaggia sotto la cui tettoia puoi trovare concerti, dj set, e una serie di personaggi weirdo da far invidia a Venice Beach.

Chris, che è il capoccia di questo posto, la sa lunga, e oltre alle decine di concerti che si tengono sotto la famosa tettoia, dal 2012 organizza anche questo festival sulla spiaggia, sempre rigorosamente gratuito. Sempre per chi non lo sapesse, negli ultimi anni hanno suonato: The War on Drugs, Damien Jurado, Lee Ranaldo, Neutral Milk Hotel, Babes in Toyland, Viet Cong, e quest’anno: Car Seat Headrest, Ty Segull e Destroyer, solo per citare i miei preferiti.

Così finalmente quest’anno, libero da concerti e cazzivari, mi sono preso il primo giorno libero dell’anno, ho messo il costume, fatto il pieno alla fida A2, e sono partito come una scheggia lungo la Romea.

Purtroppo il tempo non ci è stato amico, e i miei progetti di fare il primo bagno della stagione sono miseramente naufragati. In compenso, steso sul bagnacciuga, chiudendo gli occhi potevo sentire tutte le lingue del mondo, inglesi, tedeschi, olandesi, svedesi. A un certo punto non sembrava più di essere in Italia ma in pukkelpop a caso nella mitteleuropa.

Non potendo sguazzare nell’Adriatico ho pensato bene di cominciare a farlo negli spritz, e ben presto ero bello stordito. Ma era solo l’antipasto perchè poi a cena ho avuto l’ardire di ordinare il litrozzo di bianco della casa frizzante che mi ha steso definitavamente.

Per fortuna il concerto che mi interessava di più era quello dei canadesi Destroyer, che a dispetto di un nome da metal band, fanno un pop-rock raffinato e piuttosto gradevole. I loro ultimi due dischi sono stati tra i più ascoltati nel mio personale iTunes, e nonostante avessi visto un loro concerto in streaming questo inverno, ero curioso di vederli dal vivo. Incontriamo il cantante già al pomeriggio al bar, e non fa altro che confermare il mio pensiero che abbia qualche problemino a livello sociale. Inoltre ha una presenza scenica pari al nulla, e sembra quasi vergognarsi a stare su un palco. La band di sette elementi invece fa tutto quello che deve fare. Precisi, attenti a non rubare la scena alle parole, e con degli arrangiamenti molto belli che si intrecciano tra le due chitarre, il sax, la tromba e il pianista. Pescano tantissimo dall’ultimo disco e forse dal vivo le canzoni suonano pure meglio, peccato per la voce molto chiusa forse anche a causa di un SM57, solo lui sa perchè.

Gli altri concerti li vedo a spizzichi, un po perchè non sono particolamente interessato, un po perchè verso mezzanotte il bisolfito fa il suo dovere e mi annienta la testa e le gambe. E’ già ora di ritornare verso casa guidando sulla Romea mentre sul mare i fulmini illuminano tutta la costa.

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