Archivio per novembre 2008

6.Joan of Arc-Boo! Human     Polyvinyl
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I Joan of Arc sono un gruppo che odio.Perchè hanno delle potenzialità mostruose,ma spesso fanno dischi di merda,penso solo per essere dispettosi,o perchè a loro di fare le cose come si deve neanche passa per la testa.E invece sono un gruppo con i controcazzi,basti pensare che dentro c’è un certo Mike Kinsella aka Owen aka American Football aka altri mille progetti.
Invece sorpesa:Questa volta i nostri han deciso di fare le cose per bene,strutture più inquadrate,stonature meno evidenti,e un certo senso di maturità che finalmente si lascia intravedere.
Si parte con un pezzo acustica e voce che già lascia capire di che pasta siamo fatti.Sul secondo troviamo già i loro famosi poliritmi e novità:delle percussioni.Poi si inizia ad addentrarsi nelle menti perverse dei Joan of Arc,dove il caos,la psicadelia,si fanno canzoni più o meno destrutturate.C’è anche un pezzo sull’undici settembre,se mai ne avessimo mai avuto bisogno.
Poi arriva "Tell-tale Penis" e le nubi si diradano e torna la melodia e si risente il suono Polyvinyl che tante soddisfazioni ci ha dato.Tra i quindici brani ce ne sono molti che durano sotto i due minuti,e spesso solo solo abbozzi,ma sempre in perfetto stile JOA.Insomma saremo un pò masochisti,ma ci piace essere sbeffeggiati via disco da loro,soprattutto quando tra il fango riesci a trovare le perle,come la finale "So-and-So".

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7.The Notwist-The Devil,You + Me.    Domino.
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Questo è un gruppo che non ho mai cagato più di tanto,probabilmente a torto.C’è voluto questo disco con un titolo un pò strano per farmi ravvedere sui tedeschi.Ma forse è questa svolta un pò intimista,come lascia presuporre la copertina bucolica e paludosa,a farmelo piacere.Sono diminuiti gli interventi elettronici e sono aumentate le chitarre acustiche a discapito degli amplificatori.Si parte benissimo con "Good Lies" sussurrata e crescente,e poi con "Where in This World" con preludio di archi e le prime drum machine;poi con Gloomy Planets coi suoi cambi d’umore e una dolcezza disarmante.
Un disco fatto di atmosfere soprattutto,poi cesellato coi suoni acustici ed elettronici come sanno fanno loro.Il disco si siede un pò nel mezzo ma poi sul finale tornano le chitarre acustiche in "Gone Gone Gone" e ti mette in pace con il mondo.
Unico rimpianto non essere andato all Bronson per il concerto causa Berlino.

8.Bon Iver-For Emma,Forever Ago.     Jagjaguwar
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Questo è un disco che è entrato in classifica solo pochi giorni fa.In realtà ha covato sotto la cenere di iTunes per tanto tempo,poi una Domenica bolognese mi sono svegliato,in casa girava questo disco e mi si è aperto un mondo.
Un disco semplice e delicato:pochi accordi,una chitarraccia folk,a volte qualche pezzo di batteria,e una voce che a volte è falsetto,a volte no.
Sembra che sia stato registrato in una baita di montagna del Wisconsin,con le assi di legno che scricchiolano e la neve fuori.Il prima pezzo parte con una cassa dritta,ma piccola piccola,un accordo che sembra un loop,e una voce affogata nel reverbero.Tanto basta a creare un atmosfera un pò cocteau twins,un pò bonnie prince billy quanto basta.
"Re Stacks" è una delle canzoni più belle degli ultimi ventanni,e "Skinny Love" ci va molto vicino.Forse è quello che è stato "Into the Wild" nel 2007,ma qui non c’è il film.
Un disco invernale.Un disco per svegliarsi la domenica mattina senza orologio.

9. The Streets-Everything is Borrowed. Pure Groove
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Se con la posizione dieci qualcuno avrà storto il naso(Rumore gli diede 5,poveretti)qui la gente si ribalta.Ma il buon Mark Skinner questa volta è riuscito a tornare ai livelli dei primi due dischi,anche se cambiando leggermente il tiro.Trattasi sempre di pseudo rap strascicato con spiccato accento cockney,e forse è propio questo che mi piace:ovviamente l’accento,non il rap.
Non c’è il singolone radiofonico ma il disco resta su buoni livelli per tutta la durata.In particolare nei testi si sente una certa maturazione,e se prima scriveva di sbronze e ragazze fiche,ora i temi si fanno più seri,in particolare pervade un ottimismo rassegnato e una pace interiore finalmente trovata,sarà l’età che avanza,chissà.Le basi sono più scarne,ma il disco sembra guadagnarci,in generale la struttuta super-abusata pezzo rap/chorus melodico/rap vince sempre,come nell’ultimo pezzo,con un coro da paura che sembra quello degli ultimi Verve.

Ok, ci siamo, manca un mese alla fine di questo disgraziato 2008 e come annunciato pochi post fà, gia si sente puzza di classifiche lontano un miglio. E visto che ormai i giochi sono fatti, direi che si può anche iniziare. La novità è che quest’anno si fa a puntate, così, giusto per creare un pò di suspance. Vi dico subito che non è la solita classifica da blogger sfigato-guarda-come-sono-alternativo-e-che-dischi-ascolto, ma quella degli album che ho ascoltato di più e sopratutto che mi hanno colpito maggiormente.
E se ai piani alti ormai le posizioni sono consolidate da tempo, sulla parte bassa è tutto uno sgomitarsi fra dischi dell’ultima ora e album che mi hanno accompagnato lungo tutta l’estate.

10. Weezer-S/T(The Red Album)  Geffen 518hAqGOVeL
Partiamo dalla 10°, così appena arriva il Discobravo ce l’ho bella pronta.E ci sono i Weezer con il loro terzo Omonimo, questa volta chiamato “Red Album”. Devo dire che è sempre rimasto in classifica, a volte anche ai piani alti, anche perchè si merita il premio “Produzione dell’anno”. Chi mi conosce lo sa, ho rotto il cazzo a tutti per questa cosa, ma qui Rick Rubin ha fatto un lavoro della madonna. Il disco Spinge da matti, i rullanti sono croccanti e le batterie ariose, le chitarre slamano di brutto, insomma mi sono innamorato prima dei suoni che delle canzoni. Che però sono pure belle, un paio di singoloni che ti si appiccicano addosso, un pezzo progressive alla Queen coi canti e controcanti, e novità, tre pezzi fatti e cantati rispettivamente dal bassista, chitarrista e batterista. Piccola menzione per i due video,veramente divertenti, ma penso siano girati solo su Youtube, se qualcuno ancora guarda Mtv me lo dica.
Insomma qualcuno storcerà il naso, ma i Weezer sono così, o si odiano o si amano.

Gite bolognesi.

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La drastica riduzione del prezzo della benzina alla pompa mi ha spinto a percorrere ben quattrocento chilometri nel week-end. Alla faccia degli sceicchi arabi e della crisi, tiè. A parte la breve parentesi il venerdì a Urbino, con guida in mezzo a fulmini e saette al ritorno, la destinazione vera e propia è stata ancora una volta Bologna. Oltre al vantaggio del petrolio sceso fino ai cinquanta dollari al barile, ha influito la pessima prestazione(ma non è una novità) di schifitalia Ferroviedellostato dell’ultima volta, che ha contribuito alla mia scelta così poco felicemente antiecologica e antirisparmiosa.
A dire il vero poi le quattro ruote(e il riscaldamento annesso) mi hanno permesso di arrivare senza tanti patemi d’animo e geloni ai piedi rispettivamente al Covo, all’Ikea e al Locomotiv.
Ma andiamo con ordine, al Covo suonavano i Beach House, e mi sembrava un ottimo motivo per tornarci visto che l’utlima volta era stato per l’apertura stagionale. E se a Settembre c’era talmente tanta gente che ci avevano sbattuto la porta in faccia,questa volta non c’era anima viva. Sarà perchè sono arrivato presto pensavo, invece è stato il Covo più moscio che abbia mai visto, e dire che qui organizzano pullmann per venirci..
Aprivano il concerto Jana Hunter e i suoi fratelli, praticamente lei è la ragazzina sfigata del video dei Blind Melon che ha tolto il costume da ape e si è messa a cantare. Poverina, lo fa anche bene,ma fa tristezza da quanto è brutta e sfigata. Poi arrivano i Beach House, ma la situazione non è che migliora molto, anzi,un tipico vestito tradizionale del Congo indosso alla cantante di Baltimora non fa altro che peggiorare la situazione. La formazione è sempre trio, questa volta batteria-chitarra-tastiera, e lei ha un vocione a metà fra Nico e Patty Smith. I pezzi sono belli, ma il pubblico è freddino e loro sono abbastanza impacciati, un picco della serata è quando va via la corrente alla tastiera e lei impreca un “PowerFuck!” che scioglie un pò l’atmosfera. Il concerto scorre veloce, e quando finisce il Covo è ancora paurosamente vuoto, quindi per ingannare l’attesa non c’è posto migliore del circoletto al piano di sotto e che finalmente si è dotato di Red Bull. Ma anche dopo svariati cocktail la situazione di sopra non è migliorata di molto, sala grande sbarrata.Poca gente,molti erasmus(mi hanno detto)ma sopratutto musica di merda. Non ci sono due pezzi di fila per il verso. L’unico momento in cui mi stavo esaltanto con M.I.A. il dj coglione manda tutto in vacca e passano TRE minuti prima che rimetta su altro disco. Unica costante il matto con le mesh dell’Hana bi che se ne sta tutta sera sopra il cubo ballando con una chitarra finta in mano. Imperterrito.
Dopo una lunga e riposante dormita al resort “dormibene” apro gli occhi pensado di vedere cumuli di neve, invece splende il sole fregandosene dei metereologici e dell’inverno. Come da programma si parte per l’Ikea con non poche difficoltà e perdendomi tra rampe, uscite e cartelli inesistenti. Una volta raggiunta,entrare è un piccolo trip allucinogeno con tripudi di suoni e colori e oggetti, e mi lascio trascinare nel flusso di gente senza coscienza ma in beatitudine. Mi riprendo solo quando si raggiunge la zona pappa perchè si sa che l’ikea mette fame. Cannelloni insapori, arancino discreto e dolce più che buono il responso del self. Una visita al reparto letti per un mio ambizioso progetto futuro e poi si può anche fuggire da questo avamposto scandinavo in terra emiliana.
Visto che è presto per il Locomotiv, un paio di spritz da Osvaldo non me li toglie nessuno. Anzi me li toglie quel coglione dello Sceriffo che ha pensato bene di blindare il pratello con tutti i suoi bei locali e le sbronze del pomeriggio. Deluso come un bambino a cui è caduto il gelato appena acquistato,dirotto verso il Sesto Senso dove consumare il mio meritato spritz.
Dinner at Locomotiv
I tempi sono ormai maturi per il Lokomotiv dove ci aspetta concerto dei Father Murphy più cena a cinqueuro. Purtroppo la cena è di quelle francesi e un pò inutili, belle da vedere ma assolutamente poco sostanziose. Inoltre i concerti iniziano solamente due ore più tardi e io non posso biasimarmi di fare un pisolino nel divano nell’attesa. Caliamo un velo pietoso sul gruppo spalla e finalmente salgono i nostri eroi trevigiani. La formula è sempre quella,scuola di Barrettiana memoria, psichedelia e melodie malate, ma sul palco sono molto più affiatati rispetto a qualche anno fà. Qualche inconveniente tecnico nulla toglie al loro concerto. Solo che sono provato dalla sbronza della sera prima, dalle camminate bolognesi, dal freddo e dall’ikea, che notoriamente succhia energia,e torno al resort “sogni d’oro” prima della fine. Il tempo di una tisana e via che si dorme di brutto. La mattina arriva subito, le nuvole grigie hanno preso il posto del sole ed è già ora di cavalcare la mia quattro ruote che tanta ha paura delle alci per ridiscendere l’A14.
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Qunado feci il fonico per loro,sarà stato il 2002 più o meno,ricordo che mi fecero ammattire con quattro o cinque chitarre sul palco,si capisce che la matematica non è il mio forte?.Però fu un grande concerto,e da lì cominciò anche l’amicizia con Chris Brokaw,dopo che per anni lo avevo ascoltato schitarrare con i Come o sbatterare nel primo Codeine.Quel disco nero dei fratelli Kadane comunque,continuai ad ascoltarlo a lungo,anche se di loro si persero un pò le tracce.Il secondo passò completamente in sordina,io stesso conosco solo la copertina(tanto sono tutte uguali,cambia solo il colore!).Difatti per questa unica data italiana mi aspettavo solo una ventina di appassionati e indierocker non certo dell’ultima ora,non certo di moda.E se il target più o meno l’ho beccato,sul numero ho cannato visto che il Locomotiv era pittosto pienotto.E se il gradimento di un concerto si valuta con il numero di persone che acquista dischi e merchandise al banchetto,direi che ieri è stato piuttosto alto.
Apre come sempre Chris,con la sua Martin prestata da un amico,i suoi pedali,le sue unghie artificiali e il suo fingerpickin’ e il suo modo di suonare veramente originale.I pezzi sono quelli,ormai strasentiti,tranne un pezzo nuovo,davvero troppo lungo.Ma quando parte il flanger di “I remember” sono brividi.
Poi entrano i New Year,Chris passa alla batteria,al basso uno nuovo con i tratti un pò orientali,e partono con “Folios”,che apre anche il disco.La scaletta viene rispettata anche con la canzone seguente,che secondo me è il migliore del disco rosso.Poi arrivano anche i pezzi vecchi,ovviamente i più graditi sono quelli dal disco nero,e ogni volta è un tuffo nel passato.Loro sul palco non sono certo spigliatissimi,alcune pause tra una canzona e l’altra sono troppe lunghe,e Matt non si butta certo in discorsi,ma qui si tratta di sentire un concerto,non un comizio.
Per fortuna rispetto all’anno scorso la situazione tecnica del Locomotiv è migliorata di molto,altro impianto,altro mixer,e si sente.Come ancora sento il larsen che ci ha scardinato i timpani durante il cambiopalco,ma non si può avere tutto dalla vita.
Finito il concerto saluti e abbracci e ci si fionda verso il Kangoo di Gecco,e io verso il sedile posteriore per dormire per tutta la A14,pausa autogrill esclusa.Oggi si risale sul Kangoo,altra direzione:si va a Perugia ma questa volta sul palco suoniamo noi.


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