Archivio per maggio 2008

Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust.

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Qualche giorno fa tra la mondezza che arriva nella bacheca di myspace è arrivato l’annuncio che dal sito dei Sigur Ros è possibile ascoltare il nuovo singolo e vedere il relativo video.
Incuriositi compiliamo il breve form dove richiedono l’indirizzo e-mail dove è puntualmente arrivato un pò di loro spam(è il prezzo da pagare per il free-download) e il paese di provenienza. Non senza poche difficoltà (vista la mia abilità nell’usare il computer) mi guardo soddisfatto il video. Già dai primi accordi di chitarre acustiche si capisce che spira aria nuova nelle lande islandesi. Tira aria positiva.Abituati ai cupi grigiori delle atmosfere dei primi dischi, qui si va sul giocoso. E sul ritmato. Incredibile, c’è un ritmo tribale per tutto il pezzo, flauti pastorali e in generale un atmosfera bucolica che mi fa subito pensare ad Anima Latina di Battisti. E anche il video rispecchia questo mood, e invece di guerre post-nucleari,o paesaggi glaciali, ci fa vedere un gruppo di ragazzi e ragazze completamente ignudi che corrono e giocano in una imprecisata isola(?)ricca di vegetazione lussureggiante.
Non so come sarà il resto del disco, d’altronde anche per ( ) la band aveva annunciato metà disco solare e ottimistico e l’altra metà oscuro e malinconico(anche se ancora devo capire qual’è la metà allegra),vabè, comunque ci piaccono in entrambi i modi.

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Last gig of the world.

Scrivere un post dopo il report su Smog è impresa ardua. Infatti passano i giorni ma continuo a pensare a cosa è successo e forse ancora devo capacitarmene. Poi continua a tornarmi in mente una frase un pò infelice che ho detto alla Ju appena dopo il concerto: “adesso non mi resta più nessun concerto da vedere, o li ho visti o sono morti”. Messa una tacca sopra il nome di Bill Callahan, visti i Sonic Youth un numero imprecisato di volte, i Dinosaur jr da molto vicino, Will Oldham, Owen e Thalia Zedek da dietro il mixer; coi Karate ci ho suonato insieme, i Fugazi li ho beccati al massimo del lor splendore e doppia batteria, i Faith No More e i Primus quando mi tirava San Francisco. Quindi rimane ben poco. Oddio,magari si potrebbero riformare i June of 44 e io potrei avere un orgasmo multiplo, oppure potrebbero far resuscitare Nick Drake e probabilmente mi dovrebbero portare via in barella.
Ma a pensarci bene un concertino ci sarebbe, e non sarebbe nemmeno troppo impossibile, bisognerebbe chiamare un signore che di nome Mark e di cognome Kozelek, ha una disco fuori adesso e dopo quello che è successo sabato ormai tutto è possibile.

Ok,stanotte ero troppo cotto per farlo,ma visto che mi sono svegliato di buon’ora,ora vi sorbite il report di Bill Callahan al Bronson.
Parto alle 9,15 organizzatissimo,sembro Fantozzi quando va con la gita dell’INPS,macchina col pieno,navigatore prestato da Franz,macchina fotografica fregata a Franz,confezione da quattro lattine di red bull gelate,e via che sfreccio sull’A14 in tranquillità.i problemi arrivano quando sono praticamente arrivato,sbaglio a voltare a destra ed entro in una spirale di rettilinei infiniti che mi riportano 15 kilometri indietro,sale subito il panico di perdermi il concerto,allora pigio sull’acceleratore,faccio un paio di manovre azzardate tra cui un paio di u-turn e arrivo a destinazione.Il parcheggio è già pieno e la nuova preoccupazione è che sia già tutto sold-out.Per fortuna entro senza problemi,la sala è già piena ma trovoposto facilmente nelle prime file dove il pubblico siede in terra ascoltando Alasdair Roberts che magari è bravo ma propio non ce la faccio ad interessarmi a lui,stasera ho orecchie solo solo per Smog.Allora vado a prendermi uno spritz e incontro vari personaggi della scena:c’è Tizio che saluto subito e non capisco se è un pò fumato o è emozionato come me per l’evento.C’è Jonathan Clancy dei Settlefish,,mi pare di vedere il chitarrista dei Perturbazione(boh)e naturalmente il batterista degli Sprinzi(:-D).Sento diversi accenti forestieri,quindi deduco che son venuti fino a queste paludi bonificate da diverse parti dell’Italia,del resto oggi va a Napoli,poi torna su a Milano e Torino epoi se ne torna in Spagna a fare un paio di festival.
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Dopo un attesa un pò snervante,visto che lo spritz finisce subito e dentro sta balera fa un caldo porco,finalmente sale sul palco Bill e gli altri del gruppo.Nel frattempo ovviamente avevo scrupolosamente osservato il backline sul palco e con mia molta sorpresa si preannunciava un set molto rock.Io mi aspettavo chitarra acustica,violino e tastiere invece sul palco fanno bella mostra una batteria Pearl Master Custom,una testata Ampeg SVT Classic con cassa Eden e due Vox Ac30.Una rapida occhiata alla channel list del banco confermava le mie deduzioni.La cosa si faceva ancora più interessante!
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Insomma salgono sul palco,Bill è un pò più basso di come me lo aspettavo,ha un capoccione enorme,un ciuffo che continuerà a spostare da un lato per tutta la sera,una camicia slacciata nei primi bottoni,calzoni a vita alta e i piedi nudi.Insomma inguardabile.Ma stasera non siamo venuti certo per il look,e del resto la band è ancora peggio,il bassista alla sua destra sembra un fattone e suonerà metà del concerto con degli occhiali neri,poi quando iniziaerà a pisciare sudore finalmente li toglierà.Il batterista sembra un troglodita e purtroppo quando inizierà a suonare confermerà questa impressione.Alla destra del palco c’è un chitarrista spaesato che sembra non capire cosa ci sta facendo in quel posto in quel momento.
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ma le varie sciatterie vengono spazzate via dai primi arpeggi di TEENAGE SPACESHIP,uno dei miei pezzi preferiti,e che non mi aspettavo propio suonasse stasera.Subito mi vengono le lacrime agli occhi,e quando basso e batteria partono insieme arriva un altra botta,prima al cuore,poi allo stomaco.purtroppo partono un paio di feedback ma lui non si scompone e tira dritto per la sua strada.Il secondo pezzo è stranamente sconosciuto a me,e mi cospargo il capo di cenere,ma il pubblico sembra conoscerlo ed apprezzarlo.Intanto anche guardare le sue espressioni è uno spettacolo.Rimane sempre rigido e imperturbabile,il primo mezzo sorriso lo concederà solo al terzo pezzo,e non si capisce se è uno stronzo oppure una persona timidissima.probabilmente entrambi.Comunque il pubblico del Bronson gli da una bella spinta:silenzio religioso durante l’esecuzione e tripudio alla fine di ogni pezzo.Il terzo è DIAMOND DANCER,e l’arrangiamento è talmente stravolto che si fa fatica a riconoscerla.Forse il pezzo venuto peggio,tra l’altro il batterista troglodita si muove pure come un troglodita e la scena è piuttosto comica.purtroppo nel quarto pezzo,SKY VALLEY MAKER la sua presenza si farà ancora più pesante perchè tutti l’abbiamo in mente suonata con magia da Jim White,qui invece il suo tocco da boscaiolo è assolutamente fuoriluogo.Subito dopo un altra canzone da A river Ain’t Too Much To Love,ROCK BOTTOM RISER e poi si torna a roccheggiare di brutto con NATURAL DECLINE da Rain On Lens,e mai avrei pensato che andasse a pescare da questo disco un pò sfigato.Comunque il piglio rock c’è tutto,i suoni sono belli,il bassista spacciatore si muove ondeggiando e Bill accenna qualche posa da rocker tra lo stupore del pubblico.
Si torna per un attimo in una dimensione soft con RIVER GUARD,tra l’altro forse il pezzo più brutto di Knock Knock,il disco dove attingerà a piene mani stasera.Poi il Bronson esplode con le prime note di COLD BLOODED TIMES,ed era ovvio essendo il pezzo più famoso usato pure per Alta fedeltà.C’è comunque da dire che il pubblico aveva un età media clamorosamente alta,ed io ovviamento me ne tiro fuori.I ventenni si contavano sulle punte delle dita,mentre si aggiravano diverse teste canute di quarantenni e addirittura cinquantenni.Comunque tutti loser e mi sono sentito un pò sfigato e un pò orgoglioso di far parte di questo pubblico.
Dopo il finale noise dove dopo aver alzato il suo unico distorsore a canna e rotto il Mi della sua telecaster G&L escono dal palco ma è ovvio che torneranno per il bis.Infatti rimmontata la corda rotta si torna alle atmosfere sognanti di BLOOD RED BIRD e poi di SYCAMORE.
Ammetto che ero venuto assolutamente prevenuto,mi sarei aspettato un concerto completamente acustico,parecchio country e completamente incentrato su Woke on a Whaleheart,il suo ultimo lavoro,invece i pezzi da questo disco saranno solo due e le sonorità assolutamente rock.
E infatti parte HELD,un pezzo un pò mantra che ripete ossessivamente un paio di accordi per tutto il pezzo,poi LET ME SEE THE COULTS con lo zappatore che continua a farci venire nostalgia di Jim e BLOOD FLOW,anche questa ipnotica e lunghissima a chiudere il concerto dove nel frattempo era risalito Roberts a suonare la slide guitar con una bottiglia di birra.
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E’ finita.Il Bronson si svuota in un attimo,anche perchè era diventato una fornace,e le mie speranze di incontrarlo a quattrocchi svaniscono presto non vedendolo uscire dai camerini.Un pò stordito dalle emozioni,dalla fatica del service del mattino,e dal sole a picco che mi sono preso,decido di tornarmene lentamente verso casa,faccio la Romea,tanto adesso non ho fretta,e passo a trovare pure Filobox che lavora al Velvet dove i Motorpsycho hanno fatto l’ennesimo concerto.

Ora sono le quattro del mattino,sono in piedi da più e di venti ore,ho guidato per 2oo kilometri e sono troppo stanco per scrivere il report sul concerto di Bill Callahan di stasera.Ma domani mi metto giù.Ho pure la scaletta e qualche foto.

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Ci siamo.This is the day.Domani a quast’ora sarà tutto finito e potrò tornarmene a casa soddisfatto.Intanto ho già pianificato tutto:ho annullato il lavoro che era programmato per la serata,mi sono fatto prestare il navigatore da Franz per non disperdermi nella nebbia ravennate,e una macchina digitale per immortalare l’evento.Ho la scorta di Red Bull dovesse venirmi sonno,e mi sono ascoltato alla perfezione “Woke On A Whaleheart” che presumo occuperà gran parte della scaletta.Ora vado a letto presto perchè domani c’è la sveglia all’alba per un lavoro del menga,sperando di non sfasciarmi di nuovo la schiena.Di sicuro domani starò dritto come un sicomoro..

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Quando lessi le prime recensioni su Rumore,a metà anni ’90,non mi attirò un granchè,poi una persona a me molto cara me ne parlò benissimo e allora decisi di ascoltarne un disco.Era il 2000 ed era appena uscito Dongs of Sevotion,che diventerà per lungo tempo il mio disco preferito.Poi arrivarono i classici:Red Apples Falls,Knock Knock e quel capolavoro di freakness che è Julius Caesar.Ormai l’infatuazione era fatta,mi piacevano tutti i dischi,anche quelli meno riusciti,come Rain on Lens oppure l’ostico Sewn to the Sky.Come sempre era una passione solitaria,perchè non trovavo nessun altro che apprezzasse questo cantautore atipico con la voce baritonale da crooner un pò sfigato.Sfigato perchè rispetto all’altro alfiere del Lo-Fi Will Oldham è rimasto sempre in ombra,sfigato perchè se ti vai a leggere i testi(meravigliosi e sognatori)ti accorgi che ne ha passate qualcuna e allora le sue parole diventano anche le tue.C’è stato un periodo in cui mi scrivevo con la persona di prima tramite i suoi testi,pensa un pò.
Beh,tutta questa manfrina per dire che il signor Bill Callahan questo sabato suonerà a Ravenna e io finalmente potrò conoscerlo dal vivo.E anche se l’attesa è pò mitigata dalla paura di rimanere deluso,(si sa,non si dovrebbero mai conoscere i propi miti)la voglia di vedere un suo concerto è tanta.Ricordo che Tizio me ne aveva parlato male riguardo un suo carattere parecchio spigoloso,ma questo non ci interessa se continua a scrivere questi pezzi.

Io e Zagor abbiamo uno spritz in mano.Siamo sotto la tettoia,fuori piove che dio ne manda.Trinity è appena salita in consolle.Ha i capelli rossi e due labbra grosse come canotti.Guardo Zagor e gli dico:"scommetti che adesso mette Mason vs Superstar?
Dopo due secondi chiamo Filobox e gliela faccio sentire per telefono.


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