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E’ tempo di classifiche, è tempo di Suntori.

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Odio il natale, ma amo le tradizioni. E per uno come me che si ciba di musica (e torte) questo è il momento dell’anno in cui pubblico la classifica di quelli che per me sono stati i dischi più belli dell’anno.

Che anno è stato? Non particolarmente bello, con qualche nome grosso che non ha mantenuto le attese. Tanti dischi di cover (stranamente ben riusciti) , ma il leit-motiv è stato quasi per tutti quello di inserire una o più voci femminili. Sembra che si sono quasi messi d’accordo, ma la metà degli album ha questa caratteristica.

Un paio di dischidemmerda, tipo M83 e Why?. Altra mondezza tipo Ariana Grande o Lil sticazzi, o Kanye West, nemmeno la calcolo.

16)Daniel Blumberg – Minus

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Questo l’ho recuperato solo all’ultimo, grazie a Chris che ancora si sbatte per organizzare concerti nell’anno domini 2018. Lui è/era il cantante dei Yuck, che nel 2011 avevano registrato un disco d’erordio che aveva fatto gridare al miracolo e poi si sono persi per strada (e pure il cantante, vabbè). Nel frattempo il nostro eroe che sembrava avere il naso e i riccioli di Dylan ma scriveva come se fosse uno dei Pixies, ha perso tutti i ricci, ha fatto diverse sedute dallo psicologo, ha fatto diverse cose più o meno sconosciute, fino ad arrivare a questo disco. Ha reclutato Dio Jim White alla batteria, un violino e un basso, e ha sfornato questo piccolo gioiello di sole 7 canzoni, sofferte come non mai, con un pathos da Jeff Buckley, unito alla sofferenza di Jason Molina.
Se non si uccide prima, il futuro è suo.
Canzone: Stacked.

17)Dirty Projectors – Lamp It Prose

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A distanza di quasi 10 anni, dopo due album poco convincenti, e una dolorosa separazione, tornano i Dirty Projectors nella forma smagliante che conoscevamo, e con la stessa combinazione cromatica e spirito di Bitte Orca. Nel loro solito calderone indefinibile, un calderone di syinth e percussioni bizzarre, suoni cristallini, reminiscenze di Grace di Paul Simon in acido, e il piede che tiene sempre il tempo, mentre le voci si alternano nei due canali con un caos organizzato e una gran spazialità stereofonica. Insomma, pare che il nostro eroe abbia finalmente superato il trauma della seperazione da Amber Coffman e sia tornato sulla retta via, anzi, gli ha quasi fatto bene, ma non diciamoglielo.

Canzone: Break-Thru.

18)H.C. McEntire – Lionheart

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A inizio anno, a classifica chiusa ho sempre una gran voglia di ascoltare qualcosa di nuovo, e quando le uscite latitano ti affidi a quello che propone il Pitchfork di turno. A volte son cagate pazzesche, a volte scopri questi piccoli gioellini invernali come questo.
La storia è questa: una 36enne del North Carolina che fa musica country in un posto di rednecks iper cattolici, poi un giorno arriva Kathleen Hanna dei Bikini Kill a suonare, H.C. apre per la sua band, la scopre e la produce (e probabilmente si danno pure una leccata di figa).
Per chi volesse approfondire non si deve aspettare niente di più di un disco country, suonato e arrangiato come solo gli americani sanno fare, e con le melodie giuste che solo le persone tormentate sanno scrivere.
Canzone:  Red Silo.

19) Jon Hopkins – Singularity

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I miei ascolti di musica elettronica in questo 2018 si fermano a Jon Hopkins e DJ Koze. Entrambi meritavano di entrare in classifica ma alla fine ho scelto questo in quanto Knock Knock con tutte quelle ospitate è un po più ruffiano. Qui siamo di fronte a un’ora abbondante di musica elettronica senza la minima presenza umana, figuriamoci una voce. Tra casse dritte e ritmi sincopati però, io preferisco le tracce ambient alla Brian Eno, sarà l’età non so, oppure il pezzone di undici minuti un pò prog ma molto godibile che va a chiudere il disco.
Canzone: Luminous Beings.

20)Sandro Perri – In Another Life

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Nome italiano ma passaporto canadese. Sconosciuto ai più, ma collaboratore di Barzin, Great Lake Swimmers ed altri, segni particolari: scrivere bellissimi dischi che ascoltiamo in quattro gatti. Questa volta il disco è diviso in quattro canzoni, di cui la prima è una suite di 24 minuti, quasi un ambiente suonato, con atmosfere tra Brian Eno ed Eric Chenaux. Nell’ultimo pezzo canta anche Dan Bejar dei Destroyer, ma è quasi ininfluente in questo flusso quasi ininterrotto di atmosfere oniriche.

Canzone: In Another Life.

Classifica 2018.

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Ebbene si, ci siamo: domani inzio col count-down per l’ormai classico classificone di fine anno. Parto dalla #20 perchè il 2018 è stato un pò avaro in termini musicali sia qualitativamente che di quantità. Niente che entrerà nella storia della musica, ma diversi 7 pieni che mi hanno accompagnato nel mio peregrinare tra Tenerife, Pesaro e Ibiza.

Come al solito, non vi offendete se manca il vostro disco del cuore, piuttosto prendetelo come uno spunto se avete saltato qualcosa della lista. Buon ascolto.


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