Posts Tagged 'dischi'

16)Daniel Blumberg – Minus

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Questo l’ho recuperato solo all’ultimo, grazie a Chris che ancora si sbatte per organizzare concerti nell’anno domini 2018. Lui è/era il cantante dei Yuck, che nel 2011 avevano registrato un disco d’erordio che aveva fatto gridare al miracolo e poi si sono persi per strada (e pure il cantante, vabbè). Nel frattempo il nostro eroe che sembrava avere il naso e i riccioli di Dylan ma scriveva come se fosse uno dei Pixies, ha perso tutti i ricci, ha fatto diverse sedute dallo psicologo, ha fatto diverse cose più o meno sconosciute, fino ad arrivare a questo disco. Ha reclutato Dio Jim White alla batteria, un violino e un basso, e ha sfornato questo piccolo gioiello di sole 7 canzoni, sofferte come non mai, con un pathos da Jeff Buckley, unito alla sofferenza di Jason Molina.
Se non si uccide prima, il futuro è suo.
Canzone: Stacked.

17)Dirty Projectors – Lamp It Prose

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A distanza di quasi 10 anni, dopo due album poco convincenti, e una dolorosa separazione, tornano i Dirty Projectors nella forma smagliante che conoscevamo, e con la stessa combinazione cromatica e spirito di Bitte Orca. Nel loro solito calderone indefinibile, un calderone di syinth e percussioni bizzarre, suoni cristallini, reminiscenze di Grace di Paul Simon in acido, e il piede che tiene sempre il tempo, mentre le voci si alternano nei due canali con un caos organizzato e una gran spazialità stereofonica. Insomma, pare che il nostro eroe abbia finalmente superato il trauma della seperazione da Amber Coffman e sia tornato sulla retta via, anzi, gli ha quasi fatto bene, ma non diciamoglielo.

Canzone: Break-Thru.

18)H.C. McEntire – Lionheart

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A inizio anno, a classifica chiusa ho sempre una gran voglia di ascoltare qualcosa di nuovo, e quando le uscite latitano ti affidi a quello che propone il Pitchfork di turno. A volte son cagate pazzesche, a volte scopri questi piccoli gioellini invernali come questo.
La storia è questa: una 36enne del North Carolina che fa musica country in un posto di rednecks iper cattolici, poi un giorno arriva Kathleen Hanna dei Bikini Kill a suonare, H.C. apre per la sua band, la scopre e la produce (e probabilmente si danno pure una leccata di figa).
Per chi volesse approfondire non si deve aspettare niente di più di un disco country, suonato e arrangiato come solo gli americani sanno fare, e con le melodie giuste che solo le persone tormentate sanno scrivere.
Canzone:  Red Silo.

19) Jon Hopkins – Singularity

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I miei ascolti di musica elettronica in questo 2018 si fermano a Jon Hopkins e DJ Koze. Entrambi meritavano di entrare in classifica ma alla fine ho scelto questo in quanto Knock Knock con tutte quelle ospitate è un po più ruffiano. Qui siamo di fronte a un’ora abbondante di musica elettronica senza la minima presenza umana, figuriamoci una voce. Tra casse dritte e ritmi sincopati però, io preferisco le tracce ambient alla Brian Eno, sarà l’età non so, oppure il pezzone di undici minuti un pò prog ma molto godibile che va a chiudere il disco.
Canzone: Luminous Beings.

20)Sandro Perri – In Another Life

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Nome italiano ma passaporto canadese. Sconosciuto ai più, ma collaboratore di Barzin, Great Lake Swimmers ed altri, segni particolari: scrivere bellissimi dischi che ascoltiamo in quattro gatti. Questa volta il disco è diviso in quattro canzoni, di cui la prima è una suite di 24 minuti, quasi un ambiente suonato, con atmosfere tra Brian Eno ed Eric Chenaux. Nell’ultimo pezzo canta anche Dan Bejar dei Destroyer, ma è quasi ininfluente in questo flusso quasi ininterrotto di atmosfere oniriche.

Canzone: In Another Life.

Classifica 2018.

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Ebbene si, ci siamo: domani inzio col count-down per l’ormai classico classificone di fine anno. Parto dalla #20 perchè il 2018 è stato un pò avaro in termini musicali sia qualitativamente che di quantità. Niente che entrerà nella storia della musica, ma diversi 7 pieni che mi hanno accompagnato nel mio peregrinare tra Tenerife, Pesaro e Ibiza.

Come al solito, non vi offendete se manca il vostro disco del cuore, piuttosto prendetelo come uno spunto se avete saltato qualcosa della lista. Buon ascolto.

Solstizio musicale.

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Questa nuova vita isolana mi sta trascinando, e trovo poco tempo per ascoltare nuova musica (anche perchè qui sono senza il mio fidato impianto di riproduzione) e nemmeno mi ero accorto che siamo già a metà di questo 2018. Siccome ci piacciono le tradizioni, mi tocca fare “il classifichino” di metà anno, mai tanto spoglio per mancanza di tempo appunto, ma sopratutto di uscite decenti. Ho fatto fatica a metterne insieme 10, vediamo se la seconda parte dell’anno ci offrirà qualcosa di meglio.

1)Car Seat Headrest – Twin Fantasy

Un disco del 2011, ri-registrato e ri-mixato. Sono in un tale periodo di forma che qualsiasi cosa facciano suoni più fresca di ogni disco chitarroso uscito negli ultimi 10 anni.

2)Beach House – 7

Dopo la doppia uscita di tre anni fà, il duo di Baltimora sposta leggermente il tiro, e sfodera come sempre un altro gioellino che come sempre ti trasporta in altre dimensioni.

3)Calexico – The Thread that Keeps us

A più di 20 anni dal primo disco, e dopo le ultime uscite moscie, pensavo di averli persi. Invece Il duo Convertino/Burns svolta verso il pop e trova la quadra.

4)Yo la Tengo – There’s a Riot Going on

Sono sempre una sicurezza. Anche se siamo lontani da Fade, anche in questo disco ci sono un paio di perle che lo fanno volare alto. Peccato che alla distanza si perda un pò.

5)Ben Howard – Noonday Dream

Avevo tantissime aspettative visto che il suo precedente del 2014 è stato forse il disco più underrated dell’ultimo decennio. Non mi ha deluso, ma ancora deve scoccare la scintilla, di sicuro non è un disco immediato ma crescerà alla distanza.

6)H.C. McEntire – Lionheart

Ogni tanto Pitchfork una dritta giusta te la dà. E questo dischetto pop/country prodotto da Kathleen Hanna de LeTigre è un vero piacere ascoltarlo nella sua semplicità.

7)Eleanor Friedburger – Rebound

Giunta ormai al suo quarto disco, la cantante dei Fiery Furnace sposta leggermente il tiro sulla psichedelia e il suo pop ne trae giovamento.

8)Damien Jurado – The Horizon Just Laughed

Il nostro omone canadese dallo sguardo basso ormai ogni anno ci regala bella musica. Nuovo cambio di direzione: abbandonate le suite psichedeliche poco convincenti, torna a quello che sa fare meglio, canzoni voci e chitarra acustica.

9)M.Ward – What a Wonderful Industry

Anche se ormai anche lui giunto al decimo disco, riesco ancora a trovare qualcosa da dire, se solo abbandonasse quel maledetto reverbero anni ’50…

10)Father John Misty – God’s Favourite Customer

Uno dei cocchi di Pithfork, anche se l’ultimo disco faceva pena, qui per fortuna esce un pò dal suo autocompiacimento e torna a scrivere cose belle.

Visto che mi chiedete sempre della rubrica #dischidemmerda eccovi acccontentati con un paio di perle:

Arctic Monkeys – Tranquillity Base Hotel & Casino

Un primo disco+Ep dove non hanno sbagliato un canzone,  seguiti da dischi inutili dove passano dallo stoner (ma per favore) a questo roba senza chitarre piatta e monotona.

Mark Kozelek – Mark Kozelek

Ok, sei il mio eroe, ma hai stracciato i coglioni di buttare fuori 3 dischi all’anno con canzoni di 10 minuti dove “parli” lamentandoti del vicino di casa.

MGMT – Little Dark Age

Un primo disco mostruoso, seguito da ciofeche inascoltabili, produzioni imbarazzanti e credibilità sottozero. Eppure continuiamo a dargli corda, chissà perchè.


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